Sto giocherellando in un mondo tutto nuovo per me..
News a breve
Ieri sera grazie all’amico Pedro ho ricevuto un invito a provare Google Wave, il nuovo servizio sperimentalissimo di Google aperto solo a pochi fortunati. E dai primi esperimenti che ci ho fatto sopra sembra molto, molto promettente.
Ma di che si tratta? Sostanzialmente è un’evoluzione del concetto di email, che va a sovrapporsi al concetto di chat realtime realizzando qualcosa di completamente diverso che però fa le veci di entrambe. Una “wave” (“onda” in italiano) è una specie di lavagna bianca, creata da un utente che poi vi invita altri utenti. Ciascuno di questi utenti è in grado di aggiungere un messaggio su questa lavagna, e tutti gli altri collegati possono leggerlo in tempo reale e aggiungere risposte. Gli utenti non collegati troveranno questa wave in una sorta di “inbox” (analogamente all’email) e potranno leggere e rispondere o commentare anche in un secondo tempo, sempre su questa lavagna condivisa. Inoltre in questa lavagna è possibile inserire immagini, suoni, documenti e addirittura piccole applicazioni sviluppate su misura.
Come si può vedere l’interfaccia di Wave è composta da quattro elementi: un menu per selezionare la lista di wave (ad esempio, la inbox oppure quelle archiviate), un elenco di amici anch’essi utenti wave, una finestra con la lista delle wave selezionata in precedenza e una finestra per visualizzare la wave vera o propria.
Per ora ho utilizzato il sistema per giocherellare e chattare con gli amici, e posso dirmi assolutamente soddisfatto. Si tratta di una versione incompleta e in fase di costruzione, e mancano ancora molte funzioni (tanto per dire manca ancora la sezione “impostazioni”), e nonostante questo sono riuscito senza fatica o dubbi a chattare, condividere informazioni e documenti con pià amici contemporaneamente.
Ragazzi, questa roba è da urlo! Non vedo l’ora di avere la possibilità anche io di invitare qualche amico (gli inviti sono pochi e vengono attivati con calma, contrariamente a quello che è stato per gmail) per provare a creare qualche onda più frequentata.
Se qualcuno di voi è entrato in possesso di un invito ma non ha nessuno con cui comunicare mi potete trovare su mario.piccinelli@gmai.com
Ciao a tutti!
Tutti sappiamo, o perlomeno intuiamo, che l’invenzione dell’interfaccia grafica è stato uno dei momenti chiave della storia dell’informatica domestica e non solo; e sappiamo tutti che senza l’intuizione di poter comandare i computer mediante disegni e simboli e non solo righe di comandi il nostro mondo sarebbe molto, molto diverso.
Ma molti di noi (io compreso fino a poco fa) non sanno come è nata e si è evoluta l’interfaccia grafica, dai primi esperimenti della Xerox (eh si, proprio quelli delle stampanti, non ve lo aspettavate, eh?) fino alle meraviglie grafiche di KDE4 o MacOsX Leopard (si, ci sarebbe anche MSVista, ma preferisco ignorarlo…).
Vi rimando quindi a un bellissimo articolo che elenca, con tanto di immagini storiche, le interfacce grafiche dalla loro nascita fino ai giorni nostri. Qualcosa che non può mancare nel bagaglio culturale di qualunque utente consapevole. Buona visione!
Sono solo sconvolto che nell’elenco non sia presente il famigerato Microsoft BOB…
(tratto da Wikipedia, articolo completo qui.)
“Abbraccia, estendi ed estingui” (in inglese EEE, Embrace, Extend and Extinguish) è un’espressione comunemente usata dai critici di Microsoft come sdegnosa caricatura di quanto affermato dalla stessa Microsoft in una dichiarazione pubblica. La dichiarazione affermava che Microsoft mira a “abbracciare ed estendere” gli standard e i progetti già esistenti. L’espressione Abbraccia, estendi ed estingui suggerisce che le prime due fasi sono solo il preambolo del processo di estinzione dei progetti esistenti, che alla fine vengono soppiantati dalle alternative Microsoft.
La strategia EEE consiste nelle seguenti fasi:
E dopo questo c’è ancora un sacco di gente al mondo abbastanza miope da sprecare tempo a sviluppare una professionalità su strumenti come .NET, J# o C#, invece di collaborare alla diffusione e alla crescita delle alternative libere. E intanto gli sviluppatori web devono scrivere il proprio codice due volte, una volta nel modo giusto e una volta nel modo che va bene a MsExplorer.
Riflettete, gente.
mario@beholder> smartctl -H /dev/hdc
smartctl version 5.34 [i686-pc-linux-gnu] Copyright (C) 2002-5 Bruce Allen
Home page is http://smartmontools.sourceforge.net/
=== START OF READ SMART DATA SECTION ===
SMART overall-health self-assessment test result: FAILED!
Drive failure expected in less than 24 hours. SAVE ALL DATA.
Failed Attributes:
ID# ATTRIBUTE_NAME FLAG VALUE WORST THRESH TYPE UPDATED WHEN_FAILED RAW_VALUE
5 Reallocated_Sector_Ct 0×0033 001 001 063 Pre-fail Always FAILING_NOW 1276
Carino.. beh, che dire, ho fatto bene a non usare questo disco per installare il mio serverino.. Un messaggio minatorio del genere farebbe cambiare idea a chiunque circa l’utilizzo di un disco riesumato da un armadio polveroso. Devo smetterla di mettere insieme computer con pezzi raccattati in giro!
Un curioso podcast che ha attirato la mia attenzione.. per ora ci sono solo alcuni trailer (spassosissimi) ma pare che lunedì inizi la messa in onda.. non vedo l’ora di vedere il primo episodio!!
Questo mi ricorda ancora una volta il perchè 5 anni fa ho scelto di iscrivermi a un corso di laurea utile all’umanità, invece che fare ingegneria informatica