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Dividere i contatti di un vCard della Rubrica Indirizzi di MacOsX

Pubblicato da piccimario su Aprile 26, 2009

I file VCF, come forse molti di voi sapranno, sono files contenenti informazioni di uno o più contatti di rubrica: praticamente l’equivalente virtuale di un biglietto da visita. La loro diffusione nasce, a mio avviso, dal fatto che sono abbastanza (sottolineo: abbastanza) standard (formato vCard) e sono composti in semplici caratteri di testo (ovvero possono essere perfino creati e modificati a mano con un normale editor di testo).

La possibilità della rubrica indirizzi di MacOsX di esportare i contatti in VCF è dunque interessante ai fini della compatibilità con altri sistemi, ma prevede una limitazione: se tento di selezionarne più d’uno e poi eseguire l’esportazione (Archivio -> Esporta vCard) il risultato non saranno dei singoli files ma un unico VCF contenente in sequenza tutti i contatti. Problema: le implementazioni più rigorose del formato vcf (ad esempio quelle dei cellulari) prevedono la presenza di un solo contatto per file. Come aggirare questo problema? Selezionare ed esportare un contatto alla volta, dando ogni volta un nome diverso e sprecando così la mia vita mortale esportando centinaia di contatti?

Ovviamente no. I potenti mezzi del Terminale ci forniscono la possibilità di suddividere e rinominare comodamente il contenuto del VCF “di gruppo” in pochi e semplici (!?!) passaggi.

1) Selezionare tutti i contatti, Archivio -> Esporta vCard, salvare il file “Schede.vcf” in una cartella dedicata.

2) Da terminale, suddividere il file in più spezzoni ciascuno dei quali contiene un contatto.

csplit -n3 -k Schede.vcf /END:VCARD/1 {1000}

3) i singoli file saranno nominati con il metodo di default: xx + numero d’ordine. L’ultimo file sarà in più e quindi vuoto (a causa del metodo di separazione utilizzato in precedenza). Possiamo andare a cancellarlo a mano, o possiamo usare uno script che analizza tutti i file alla ricerca di quello (o quelli) con dimensioni nulle:

for i in $(ls xx*); do
a=$(du $i);
a=$(echo $a | cut -d’ ‘ -f1);
if [ "$a" = "0" ]; then
rm $i;
fi;
done

Molto più divertente, no? Scherzi a parte, è anche tutto automatico, il che rende possibile utilizzarlo in uno script.

3) Per concludere, possiamo rinominare i files (xx[numero]) con il FN (ovvero il nome visualizzato) del contatto che contengono. A questo scopo si può usare questo sistema:

for i in $(ls xx*); do
a=$(cat $i | grep FN | sed -e ’s/FN://g’ | sed -e ’s/ /_/g’);
mv $i $a.fn;
done

Ecco fatto.. purtroppo il sistema non è perfetto e alcune schede non riuscirà a convertirle, vuoi perchè manca il FN o perchè questo contiene caratteri che al terminale non piace. Per queste poche eccezioni bisognerà procedere a mano, ma il grosso del lavoro è svolto automaticamente. Comodo, no?

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Evoluzione dell’interfaccia grafica

Pubblicato da piccimario su Aprile 24, 2009

Tutti sappiamo, o perlomeno intuiamo, che l’invenzione dell’interfaccia grafica è stato uno dei momenti chiave della storia dell’informatica domestica e non solo; e sappiamo tutti che senza l’intuizione di poter comandare i computer mediante disegni e simboli e non solo righe di comandi il nostro mondo sarebbe molto, molto diverso.

Ma molti di noi (io compreso fino a poco fa) non sanno come è nata e si è evoluta l’interfaccia grafica, dai primi esperimenti della Xerox (eh si, proprio quelli delle stampanti, non ve lo aspettavate, eh?) fino alle meraviglie grafiche di KDE4 o MacOsX Leopard (si, ci sarebbe anche MSVista, ma preferisco ignorarlo…).

Vi rimando quindi a un bellissimo articolo che elenca, con tanto di immagini storiche, le interfacce grafiche dalla loro nascita fino ai giorni nostri. Qualcosa che non può mancare nel bagaglio culturale di qualunque utente consapevole. Buona visione!

Xerox 8010 Star (anno 1981)

Xerox 8010 Star (anno 1981)

Sono solo sconvolto che nell’elenco non sia presente il famigerato Microsoft BOB

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Modificare le icone dei documenti su MacOsX

Pubblicato da piccimario su Aprile 17, 2009

Cambiare le icone a applicazioni/documenti sotto Mac è molto poco intuitivo, ed è spesso un dubbio che colpisce gli switcher (dato che sotto windows è molto più immediato). Ecco quindi una rapida guida per modificare l’icona di un documento in poche rapide mosse:

1) Trovare l’icona. I file icona per Mac Os sono particolari files grafici che vengono creati mediante particolari software. Ad esempio se avete installato i tool di sviluppo sul vostro mac (li trovate nel dvd del sistema operativo) dovreste avere:
/Developer/Applications/Utilities/Icon Composer
Creare un’icona come si deve per Mac non è semplice, poichè il file icns a quanto mi risulta deve contenere più versioni dell’immagine e della sua maschera di trasparenza, a diverse dimensioni (qualche dettaglio su Wikipedia). Anche se a quanto mi risulta è anche possibile creare un’icona semplicemente convertendo un png mediante qualche tool disponibile online.

Ma alla fine il metodo più semplice è ovviamente scaricarsi le icone dalle numerose fonti liberamente disponibili sul web. Suggerisco il sito della Apple e il bellissimo InterfaceLIFT.

2) Selezionare il file icona e premere Mela+i (informazioni).

appleiconmod1

3) Fare click sul disegno dell’icona in alto a sinistra, e copiarlo (Mela+C).

appleiconmod2

4) Selezionare il documento destinatario dell’icona, Mela+i.

appleiconmod3

5) Fare click sull’immagine dell’icona del documento in alto a sinistra, e incollare (Mela+V).

appleiconmod4

Fatto! Adesso la mia tesi ha un aspetto molto più professionale, e un tantino inquietante…

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Copiare rubrica da MacOs a cellulare LG (don’t try this at home)

Pubblicato da piccimario su Aprile 16, 2009

Dopo un paio di settimane in compagnia del mio nuovo cellulare LG U960 ho maturato l’idea che non esiste una soluzione di sincronizzazione efficace dei contatti dalla rubrica di MacOsX; il che per me è un problema, dato che ho in rubrica un centinaio di numeri e indirizzi email: d’accordo, non sono moltissimi, ma comunque TROPPI per essere copiati a mano, specie considerando il fatto che non siamo più nel medioevo e gli amanuensi sono passati di moda.

amanuensefun

Ho quindi passato la giornata (più per una questione di principio, in effetti) elaborando complicate strategie per tentare di esportare i miei contatti sul cellulare. Vi presenterò i passaggi che ho svolto, ma badate bene, l’obiettivo è solo di ridere della mia cocciutaggine: il procedimento è stato talmente astruso e arzigogolato che quasi conviene fare il tutto a mano…

Per prima cosa è necessario estrarre i dati dalla rubrica di MacOsX. Per fortuna qui ci viene in aiuto una simpatica applicazione free di nome “A to G” (Apple to Gmail). Lo scopo ultimo di questa applicazione è, come si capisce dal nome, l’esportazione della rubrica del Mac in Gmail, passando attraverso la creazione di un file csv (comma separater values). Noi ci accontenteremo di prendere questo file e utilizzarlo per i nostri scopi. Detto per inciso, ho provato anche a caricare il suddetto file su gmail e funziona perfettamente.

Questo file deve però essere trattato prima di poter tentare la sincronizzazione sul cellulare. Il primo passo è aprirlo con un editor di testo (ad esempio Smultron) e controllarne la struttura. In particolare una cosa può creare dei problemi: la presenza di ritorno a capo nei campi di testo. Come sappiamo, i file csv sono costituiti da record disposti in linea, separati quindi da caratteri di ritorno a capo. Può succedere, però, che anche all’interno della riga esistano dei ritorni a capo (ad esempio nel campo indirizzo, spesso composto da più righe), che quindi vengono interpretati come termine prematuro del record. La soluzione è, temo, correggerli a mano nell’editor di testo: per fortuna nella mia rubrica ci sono pochi indirizzi e ci ho messo poco.

Una riga del csv in cui si notano i newline indesiderati

Una riga del csv in cui si notano i newline indesiderati

Il passo successivo è ridurre il numero di campi per adattarli a quelli che effettivamente possono essere importati sul cellulare. il modo più sano è usare Excel (o l’equivalente OpenOffice): una volta importato il csv questo è visualizzato comodamente in tabella, ed è facile verificare quali colonne si possono eliminare (ad esempio perchè vuote o non significative) e quali debbono essere fuse con un gioioso drag&drop. Il csv che abbiamo esportato ha un mucchio di campi, mentre il software LG permette di caricare sul cellulare nome, 2 email, 5 numeri di telefono, uno o due indirizzi e poco più: regoliamoci di conseguenza ed eliminiamo quello che può essere eliminato.

lgbest-csvexcel

A questo punto la tabella excel epurata può di nuovo essere esportata come csv (file, salva con nome, ecc..). Ovviamente non può essere così semplice: poichè csv significa “Comma Separated Values”, ovvero “Valori Separati da Virgole”, il programma M$ com’è che produce il file in uscita? Come valori separati da PUNTI E VIRGOLA. Dico, non sono la stessa cosa, no? Beh, apriamo con un editor di testo e facciamo una bella sostituzione globale da punto e virgola a virgola. Eccheccazzo.

Altro dettaglio: adesso dovremo utilizzare il software LG per winzoz per sincronizzare i dati sul cellulare. No, purtroppo non si può fare in altro modo. No, non si può proprio fare in altro modo. No, se si poteva fare in altro modo ti pare che facevo tutto sto casino?

Dicevo, dovremo utilizzare il software winzoz, e quindi bisognerà modificare il file in modo che abbia i newline in formato Dos invece che Mac. Questo si può fare con l’editor di testo free TextWrangler, che nella finestra di salvataggio file ha l’opzione di scegliere il tipo di newline (che ovviamente impostiamo su dos).

A questo punto il peggio è passato. Andiamo sulla nostra macchina winzoz (o avviamo la macchina virtuale), connettiamo il cellulare…

nb: il pessimo software lg spesso non riesce a connettersi al cellulare, anche con tutti i driver installati (io come impostazioni uso cavo USB e porta COM3). In questo caso la soluzione più rapida è andare in Pannello di Controllo, installazione Hardware e lanciare la scansione di ricerca di nuovo hardware; rileverà che il cellulare è correttamente installato, e da quel momento ricomincerà a funzionare tutto (fino al successivo riavvio, mah..).

..copiamo il file csv preparato in precedenza nella macchina winzoz, apriamo LG Desktop e avviamo il Sync Manager (chissà perchè non se lo può avviare da solo). Connettiamo il cellulare, sincronizziamo, importiamo il csv:

lgbest-csvimport

Importante a questo punto impostare le equivalenze tra i campi del csv e i campi della rubrica del cellulare; al massimo possiamo fare qualche tentativo e vedere i risultati dell’importazione. Se tutto è ok, ora è sufficiente lanciare la sincronizzazione e come per magia vedremo i contatti che vengono, finalmente, copiati sul cellulare.

lgbest-sincr

Ma si può dover fare tutto sto casino per copiare qualche numero su un cellulare? Eccheccazzo!

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Appunti, Scoperte e Invenzioni: da oggi nella vostra dashboard!

Pubblicato da piccimario su Febbraio 11, 2009

Orsù, gioite, utenti Mac (per gli altri oggi purtroppo non c’è niente di interessante, mi spiace…)! La vostra dashboard, si, proprio quella dashboard che gli utenti Win e Linux ci invidiano (e copiano) tanto da oggi sarà ancora più bella e utile, grazie alla mia ultima creatura: la widget per leggere in diretta il feed di Appunti, Scoperte e Invenzioni…

Scherzi a parte, mi sono messo a sperimentare la programmazione di widget per Dashboard, e vi assicuro che è molto meno complicato di quanto possa sembrare. In fin dei conti, si tratta semplicemente di un’immagine di sfondo, un pò di html e css per scrivere l’interfaccia e un pò di javascript per far funzionare il tutto. I risultati sono sorprendenti!

Se volete provarci, vi consiglio di prendere un’applet già fatta (le trovate in /Libreria/Widget) e aprirla, per cominciare a vedere come gira: il file .wdgt altro non è che un package, ovvero una cartella, basta farci click col pulsante destro e selezionare “mostra contenuto pacchetto”. Dentro, tra le altre cose, troverete un file html: probabilmente è lì che si svolge il grosso del lavoro. Se avete dimestichezza con javascript e html non dovreste avere difficoltà a capirci qualcosa. Fate una copia di backup della widget sulla quale state lavorando, e poi sperimentate! Io l’ho fatto, ed ecco i risultati:

appscopinv01appscopinv02

La piccola altro non fa che prelevare il feed rss del blog (ogni volta che la dashboard viene aperta) e mostrarlo in modo ordinato; c’è anche la possibilità, cliccando sulla freccia grigia a fianco del titolo del post, di visualizzare un piccolo riassunto del post stesso.

Se la volete, potete scaricarla da qui. Come sempre, basta scompattare il file zip e fare doppio click sull’applet per posizionarla sulla dashboard. Buon divertimento! Vi sarò grato se vorrete farmi l’onore di dedicare al mio timido blog un pò di spazio sulla vostra dashboard :-) . E se trovate errori o avete suggerimenti di qualunque natura, fatemi un fischio!

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Imparare LaTeX con MacOsX in 2 minuti

Pubblicato da piccimario su Gennaio 27, 2009

Il LaTex è certamente il miglior sistema in giro per la composizione tipografica. Per chi non sapesse di che si tratta, altro non è che un sistema in grado di prendere un testo non formattato (scritto con un qualunque editor “stupido”) e trasformarlo in un documento ben impaginato; si possono poi inserire direttive dentro il testo che spiegano al compilatore come formattare al meglio il tutto (una sorta di “linguaggio di programmazione”).

latexlogo

Per prima cosa bisogna sfatare un mito: il LaTex non è nè difficile nè solo per professionisti della tipografia: può infatti essere usato da chiunque per produrre qualunque tipo di testo; inoltre è una vera manna dal cielo per chi deve inserire formule matematiche (anche se per quelle bisogna conoscere qualche comando in più), immagini con riferimenti incrociati, citazioni bibliografiche e indicizzazione gerarchica dei contenuti.

Installare LaTex sotto Linux è facile: sotto Ubuntu bastano una manciata di apt-get e siamo pronti a lavorare; installarlo sotto MacOs non è altrettanto semplice, o almeno non lo era fino a quando non ho scoperto MacTeX; si tratta di una suite completa di compilatore (con tutti i millemila sotto-compilatori che ci girano attorno) e ambienti di sviluppo per iniziare subito a produrre col computer della Mela.

mactexlogox5

Il software si scarica (gratuitamente, trattandosi di software Open Source) dal sito; non è una cosa da poco, parliamo di un pacchetto grosso 1,2 GB circa, anche se esiste una versione per persone con limitazioni alla connessione (ad esempio, i cittadini italiani). Una volta scaricato, basta un doppio click ed inizia la procedura di installazione. Una volta installato, in “Applicazioni” sarà presente una nuova cartella denominata “Tex” contenente gli applicativi. Consiglio ai neofiti di usare l’ottimo TexShop.

texshopicon

Per iniziare e creare il nostro bel documento di prova, consiglio di inserire in modo automatico le intestazioni nella pagina vuota (quelle che spaventano sempre i novellini, ma che in realtà possiamo tranquillamente lasciare come sono): dal menu a tendina in alto a destra (Templates), selezioniamo “Latex template”. Ecco, adesso non spaventatevi; piuttosto dateci un’occhiata, non è nulla di così incasinato come può sembrare. Possiamo ad esempio distinguere il tag Author, che contiene il nome del’autore del testo, o il tag Title (abbastnza autoesplicativo).

Quando vi siete ripresi dallo shock, scrivete una frase nel documento (prima del tag \end{document}), salvate con nome in una cartella vuota e premete il pulsante “Typeset” in alto a sinistra. Se tutto va bene, dopo un pò di compilazione dovrebbe apparire il pdf del vostro primo documento in latex! Congratulazioni!

latexesempio02

latexesempio01

E fin qui nulla di speciale.. Qualunque editor potrebbe farlo, no? Ma il bello è che qui i normali editor si fermano, mentre le funzionalità del LaTeX non sono ancora entrate in scena. Adesso non mi voglio mettere a descrivere tutte le funzionalità del LaTeX, un pò perchè non mi basterebbe una vita e un pò perchè sono convinto che nessun essere umano le conosca tutte. Vi porto però un esempio relativo alla creazione dell’indice (mediante il comando \tableofcontents, i comandi si riconoscono perchè hanno un backslash \ davanti) e la divisione in capitolo, sottocapitoli e così via del documento.

latexesempio03

latexesempio04

Provate a convincere Word a fare una cosa del genere con così poca fatica! Prossimamente scriverò qualche altro piccolo tutorial sul latex, dato che al momento lo sto usando parecchio (tipo per scrivere la tesi). Comunque vi lascio un paio di link interessanti (i primi che ho trovato cercando su Google): il sito del GISS (molto ben fatto) e un’introduzione sul sito del dipartimento di matematica di Harvard.

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E il Mac User si becca un virus…

Pubblicato da piccimario su Gennaio 25, 2009

Eh già.. sono sempre stato un acuto sostenitore della teoria “mac e linux non prendono virus, windows cacca”, ma stavolta mi sono dovuto ricredere..

beh, in realtà la situazione è parecchio ridimensionata rispetto agli pseudogiornalisti che vanno già gridando “ah, adesso anche mac os x è vulnerabile, corriamo ai ripari, dolore e sofferenza!”. Una su tutti: il virus non sfrutta vulnerabilità di sicurezza (che, fino a prova contraria, non ce ne sono, perlomeno non a questo livello), bensì sfrutta l’installazione di un software voluto dall’utente; ovvero, al momento dell’installazione del software l’utente riceve una richiesta di inserire la password di amministrazione, e in questo modo il virus ha via libera per installarsi a proprio piacimento. Il problema non è in MacOsX, ma nell’utente.. e devo dire che la fregatura è ben nascosta, questa volta.

Il virus in questione viaggia su una copia trial di iWorks 09 (iWork09Trial.mpkg) scaricata da torrent; specifico che non si tratta di una copia illegale, dato che la versione dimostrativa è liberamente scaricabile anche dal sito della Apple. Il virus si chiama “iWorksServices”; si tratta di un troyan horse (ovvero di un software malizioso che si propaga nascosto in software riconosciuti) ed ha come scopo l’installazione di un servizio nascosto che consente al suo creatore di prendere possesso dei computer sui quali è installato. Pare non faccia altri danni.

Come riconoscere la versione di iWorks09 modificata?

Se avete scaricato la versione trial ma non l’avete ancora installata potete controllarla molto semplicemente:

  • click col pulsante destro sul file .pkg
  • selezionare la voce “mostra contenuto pacchetto”
  • entrare nella cartella Contents -> Packages
  • controllare che i packages presenti siano 4 e non 5.

Nell’immagine sotto il contenuto di una copia infetta (il file di troppo è l’ultimo, “iWorkServices.pkg”):

iworktroyan

Se questo è quello che vi ritrovate, cancellate la vostra copia e scaricatevi la versione dimostrativa dal sito della Apple, e smettetela di smanettare col torrent :-) e se proprio vi piace, non fate i barboni e compratelo.

Come scoprire se mi sono beccato il virus?

Se avete già installato la suddetta copia, probabilmente ve lo siete beccato; per averne la certezza, basta aprire il “monitoraggio attività” (in Applicazioni -> Utility) e cercare il servizio in esecuzione:

iworktroyan2

Ricordate di selezionare “tutti i processi” nel menu a tendina. Come vedete sul mio computer non ci sono infezioni, se per caso vedeste qualche elemento nell’elenco vorrebbe dire che ve lo siete beccato (accertatevi di non avere iWorks quello vero in esecuzione, sennò nell’elenco apparirebbe pure quello). Potete subito fare qualcosa, ovvero terminare i processi fastidiosi: selezioniamoli uno alla volta e premiamo il pulsante “esci dal processo”.

Eliminare il problema una volta per tutte

Anche se nel punto precedente avete fermato i processi maliziosi, purtroppo questi verranno riaperti ogni volta che riavviate il sistema; bisogna andare ad eliminarli alla radice.

In rete ci sono già numerosi sistemi che vantano di poter rimuovere il problema: alcuni sono a pagamento, altri sono ulteriori virus, altri sono semplicemente fregature; non cascateci, basta poco per rimuovere il virus a mano.

Usando il semplice Finder, andiamo nella cartella “Macintosh HD/Sistema/Libreria/StartupItems”; vi troveremo dentro una cartella di nome “iWorkServices”. Spostiamola senza pietà nel cestino, e vuotiamolo (verrà richiesta la password di amministrazione): se abbiamo terminato i processi nel punto precedente non ci dovrebbero essere problemi; se per caso ce ne fossero, lo vuoteremo al prossimo riavvio, no problem :-) .

Dobbiamo poi rimuovere l’eseguibile vero e proprio, nascosto nella cartella “/usr/bin”. Questo è più comodo farlo dal Terminale (Applicazioni/Utility/Terminale):

cd /usr/bin
sudo rm iWorkServices (verrà richiesta la password)

A questo punto dovremmo essere a posto. Per verificare, riavviamo il sistema e andiamo a controllare come descritto nel punto “Come scoprire se mi sono beccato il virus?”. Se non ha funzionato, vuol dire che ci siamo dimenticati qualcosa: ricominciamo dal primo punto!

E ricordate: i software si pagano. Certo, se qualcuno cercasse di rifilarvi software scadente e volutamente non compatibile col resto del mondo (per ragioni di monopolio), magari sareste invogliati a piratare. Ma iWork09 è una splendida suite, comoda, completa ed efficiente, e costa relativamente poco. Se vi occorre sul serio non fate i barboni!

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Skype 2.8 beta: condivisione schermo e altre cosucce interessanti

Pubblicato da piccimario su Gennaio 10, 2009

Da qualche giorno ho installato la beta della versione 2.8 di Skype per Mac Os, e devo dire che mi sono trovato bene. Di per se la beta è molto stabile e non mi ha creato alcun problema di funzionamento, inoltre mi pare abbia un’occupazione di memoria più limitata rispetto alla versione precedente. Inoltre ci sono una serie di features nuove che sicuramente fanno piacere, tra cui spicca senz’altro la condivisione dello schermo. Funziona così: mentre sto videochattando con una persona è sufficiente selezionare una voce di menu…

skypebetasharing

..per sostituire al flusso della mia webcam la visuale del mio schermo o di una parte selezionabile a piacere. Comodissimo sistema per mostrare un programma a un amico o spiegargli come fare qualcosa. Una funzionalità che aspettavamo da tempo.

Altra novità è la chat con i messaggi d’umore; in poche parole si tratta di una finta chat che mostra solamente i cambiamenti dei “messaggi d’umore” dei nostri contatti; se invece scriviamo qualcosa in questa chat, andremo a modificare il nostro. Beh, nulla di particolarmente utile, ma si tratta comunque di un tentativo interessante (anche se un pò improvvisato, magari migliorerà in seguito) di avvicinare Skype al trend attuale del web 2.0, ovvero alle reti social.

skypebetanuovoumore

Tra le altre novità dichiarate c’è anche una migliore qualità audio/video (in effetti mi è sembrato di notare un miglioramento, ma potrei anche essermelo immaginato).

Con questi vantaggi, uniti alla stabilità di questa versione, vi consiglio di scaricarla e provarla! Non ne rimarrete delusi.

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SMARTReporter: tenere controllato lo stato dei dischi sotto Mac

Pubblicato da piccimario su Gennaio 7, 2009

Lo SMART (Self Monitoring, Analysis and Reporting Technology) è un sistema standard integrato nel firmware degli hard disk; attraverso tale sistema il disco è in grado di verificare i suoi parametri di funzionamento e accorgersi immediatamente dell’insorgere di qualche anomalia. L’hard disk, infatti, è un dispositivo molto complesso e delicato, contenenti parti meccaniche di altissima precisione, e una qualunque anomalia può portare alla sua morte in breve tempo, con conseguente perdita dei dati in esso contenuti; grazie allo SMART è spesso possibile accorgersi in tempo dell’insorgere di anomalie (dovute a guasti, ma anche a semplice usura) e rimediare salvando i dati in tempo. Per ulteriori dettagli (al di là della mia spiegazione molto naif) vi rimando a questa pagina della Wikipedia.

Tenere sotto controllo i propri dischi mediante smart è dunque una priorità. Sotto MacOsX esiste una piccola e simpatica applicazione che permette di tenere d’occhio lo stato di tutti i dischi del proprio computer, attraverso il sistema SMART (che di per se è già integrato in MacOsX). Tale applicazione si chiama SMARTReporter, è freeware ed è scaricabile da qui. Una volta avviata si limita a creare un’iconcina nella status bar, e attraverso il suo colore ci indica com’è la situazione (verde = tutto ok).

smartreportericon

Sempre attraverso questa icona è possibile accedere all’interfaccia di configurazione, , dalla quale è possibile verificare lo stato dei dischi e impostare eventuali azioni da eseguire in caso di problemi.

smartreporterconf

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Win vs Mac: la battaglia continua…

Pubblicato da piccimario su Dicembre 28, 2008

ps: corretto il titolo.. grazie per avermelo fatto notare :-)

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