TorrentFlux: un sistema automatico per scaricare torrent

I torrent (di cui parlo diffusamente qui) sono ottimi per scaricare materiale voluminoso (e legale, ovviamente!!). Presentano però un problema: un download richiede tempo (da qualche minuto a qualche giorno, a seconda delle fonti disponibili), e per tutto questo tempo il computer deve rimanere acceso e connesso alla rete. Inutile dire che richieste del genere non si adattano troppo bene a chi come computer possiede un portatile; d’altra parte, il computer di casa risolve questi problemi ma pone una problematica diametralmente opposta, ovvero il fatto che, essendo un computer “fisso”, per forza di cose se devo interagire con esso mi devo spostare fisicamente nella sua posizione, in genere occupata dal grosso sedere di un familiare intento a giocare a FootBall Manager.

La soluzione ideale sarebbe un sistema che gira sul computer fisso (o meglio, su un server) e si occupa di gestire i download mediante il suo client torrent, mettendo a disposizione dell’utente un’interfaccia web (quindi raggiungibile da tutta la rete locale e, volendo, da tutto il mondo) per l’inserimento di nuovi torrent o la gestione dei download già avviati.

Un sistema che fa esattamente quello che ho scritto sopra esiste e si chiama TorrentFlux. E’ progettato per essere installato in un server linux (penso possa girare anche sotto winzoz, ma la sola idea mi traumatizza) e usa interfacce web realizzate in php/mysql.

L’installazione non è banale ma nemmeno troppo complicata. Per prima cosa i requisiti, ovvero quanto deve essere già presente sulla macchina.

  • Un server web che supporti il php (Apache va più che bene)
  • Un database SQL (come MySQL)
  • PHP 4.3 o superiore
  • Python 2.2 o superiore

Normalmente un server ha già tutte queste cosette. Se il nostro non ce le ha, possiamo installarle molto semplicemente:

sudo apt-get update
sudo apt-get upgrade
sudo apt-get install apache2 php5 libapache2-mod-php5
sudo apt-get install
mysql-server libapache2-mod-auth-mysql php5-mysql
sudo apt-get install python
sudo /etc/init.d/mysql restart
sudo /etc/init.d/apache2 restart

(spero di non aver dimenticato nulla). A questo punto dovremmo avere tutto quello che ci occorre, passiamo all’installazione di TorrentFlux. Scarichiamo la “current version” dalla pagina di download. Apriamo un terminale e posizioniamoci nella cartella dove è avvenuto il download.

tar -xvzf torrentflux_2.4.tar.gz (il nome potrebbe essere diverso)

Prima di proseguire dobbiamo predisporre il database su cui lavorerà TorrentFlux. Supponendo di avere installato mysql, iniziamo creando un database di nome, per l’appunto, torrentflux:

mysqladmin -u root -p create torrentflux

a questo punto verrà richiesta la password dell’utente root di mysql. A seconda della distribuzione, la password è in bianco oppure corrisponde alla password dell’utente amministratore del server.

(ps: se la password è in bianco, conviene prendere tempo ora e pensare a modificarla:
mysqladmin -u root password nuovapassword
(verrà chiesto di inserire la vecchia password per conferma)
)

Una volta creato il database, provvediamo a popolarlo mediante il file di comandi già bello e pronto nella cartella di installazione di torrentflux:

mysql torrentflux < torrentflux_2.4/sql/mysql_torrentflux.sql

Se tutto è andato per il verso giusto, il prossimo passo è modificare il file di configurazione di torrentflux:

sudo vim html/config.php

In questo file cerchiamo la riga

$cfg["db_pass"] = “”;

e tra i doppi apici prima del punto e virgola inseriamo la password dell’utente root di mysql. Salviamo e chiudiamo. L’ultimo passo è piazzare la cartella del programma in un posto dove sia raggiungibile facilmente attraverso apache. Potremmo cambiargli nome, per prima cosa: io la chiamerò “torrent”.

sudo mv torrentflux_2.4/ torrent/

Spostiamo il tutto nella cartella di lavoro di apache2, che nel mio caso (Ubuntu) è in /var/www:

sudo mv torrent/ /var/www/

Assegniamo per stare sicuri la proprietà di tutta la cartella all’utente di apache2, (nel mio caso www-data):

sudo chown -R www-data /var/www/torrent/

A questo punto possiamo puntare il nostro browser sull’interfaccia del programma. E’ sufficiente inserire nella barra dell’indirizzo del browser

http://ip.del.server/torrent/html

(se non sappiamo l’IP del server possiamo vederlo col comando “ifconfig”; teniamo presente che potrebbe cambiare col passare del tempo, ma d’altra parte se stai installando questa roba su un server vuol dire che sai perfettamente di cosa sto parlando :-) ).

Per accedere è necessario inserire le credenziali del superutente, che di default sono pari a quelle per l’accesso al database: “root” come utente e la password root di mysql come password. Per prima cosa conviene creare un utente per l’uso comune, a cui possiamo comunque dare in fase di creazione i permessi di amministrazione.

Per iniziare conviene fare un salto nell’interfaccia di configurazione: pulsante “admin” in alto a destra, poi click su “settings” nel menu in alto. Tra le impostazioni cui dare un occhio vi sono sicuramente:

  • Path: la cartella di destinazione dei download. Deve appartenere a (o quantomeno essere scrivibile da) l’utente in cui gira apache (in Ubuntu è l’utente www-data).
  • Max Upload Rate
  • Max Download Rate

A questo punto (dopo aver salvato le impostazioni) l’interfaccia utente è talmente semplice da usare che non sto nemmeno a parlarne.

sc21_01

Vi dico solo che abbiamo a che fare con un sistema completo e molto ben studiato, che ben si adatta sia al singolo sia a un gruppo intero di utenti indipendenti, con code, priorità e cose così. Ma penso che la cosa migliore per rendersene conto sia fare qualche esperimento.

Per chi invece vuole iniziare a scaricare indico immediatamente i primi due campi di testo in alto a sinistra:

  • Il primo permette di uploadare dal computer locale un file .torrent
  • Il secondo permette di specificare un file torrent trovato in rete mediante il suo indirizzo, provvederà torrentflux a scaricarselo.

In ogni caso i file corrispondenti ai torrent attivati appariranno nell’elenco sottostante; i file appena inseriti normalmente sono fermi, per avviarli è necessario cliccare sul pulsante verde alla loro destra. Et voilà!

E la cosa bella, ormai l’avrete capito, è che anche se chiudo il browser il sistema continua silenziosamente a funzionare, a scaricare, scaricare.. materiale legale, materiale legale, mettetevelo in testa, materiale legale…

Installare Ubuntu-Eee

Qualche giorno fa ho deciso di formattare il mio piccolo Asus Eee Pc-107, vittima di ormai troppi esperimenti software, e di conseguenza reinstallare Ubuntu (che considero la migliore distribuzione desktop in assoluto). All’inizio ero tentato di procedere all’installazione della ultima Ubuntu, la 8.10, ma poi ho optato per una più collaudata 8.04. Per l’esattezza ho scelto di tentare la via della Ubuntu-Eee 8.04.1, una versione di Ubuntu moddata apposta per il piccolo della famiglia Asus.

ubuntueeelogo

L’installazione è semplicissima: è sufficiente andare sul sito del progetto, premere il pulsante “Download Now” e poi scendere in fondo alla pagina. Sono apparsi alcuni link, e quelli che ci interessano sono gli ultimi due: permettono di scaricare UnetBootIn (in versione per Linux o Windows, a seconda del computer di appoggio che utilizziamo).

Inseriamo nel computer d’appoggio una chiavetta USB (o una MMC) da almeno 1 GB (senza nulla di importante sopra, dato che verrà formattata), avviamo UnetBootIn e dalla finestra principale selezioniamo la lettera di unità corrispondente alla chiavetta (mi raccomando, controlliamo MOLTO bene di aver scelto l’unità giusta) e la distribuzione desiderata (Ubuntu-EEE, è l’unica presente nell’elenco delle distribuzioni). Ovviamente andrà selezionata la checkbox (la pallina nera da cliccare) accanto alla scritta “distribution”.

ueee-10

A questo punto il software si occuperà automaticamente di scaricare l’immagine avviabile della distribuzione e installarla nella chiavetta, che a questo punto è pronta per l’installazione.

ueee-2

A questo punto è ora di installare. Inseriamo la chiavetta nell’Asus e accendiamolo. Alla schermata di avvio (quella grigia con il logo Asus in bianco) premiamo ESC. Apparirà il menu di selezione del dispositivo di boot, selezioniamo la periferica USB.

ueee-3

Dopo il boot apparirà un menu: possiamo scegliere tra l’altro di avviare l’installazione o avviare il sistema in modalità live (per provare a giocherellarci).

Noi però ci abbiamo giocherellato a sufficienza e puntiamo dritti all’installazione, che tra l’altro è uguale a una qualunque installazione di Ubuntu. Lasciamogli fare il partizionamento automatico, rispondiamo alle poche domande (nome utente, password, cosette così), e in 10 minuti è tutto fatto.

A questo punto, dopo un buon riavvio, non ci resta che procedere ai dovuti aggiornamenti; per non rammollirci troppo con l’interfaccia grafica facciamo da terminale. Apriamo una console e:

sudo apt-get update
sudo apt-get upgrade

Ecco fatto! Il sistema è pronto. Purtroppo questa distribuzione non è perfetta, restano dei dettagli da mettere a punto per adattarla perfettamente al nostro piccolo (ottima fonte di ispirazione è la wiki del progetto); tuttavia un sacco di cose rognose sono già state sistemate (ad esempio il modulo per la wifi, che non è presente nel kernel ufficiale, oppure la configurazione per la sospensione).

Complessivamente è bellissimo e funziona bene; a cose fatte abbiamo Gnome come desktop manager (che non è immediato come Xfce ma è resta comunque reattivo), l’interfaccia Notebook Remix,

ss1

.., Openoffice, Firefox 3, Pidgin, Skype, insomma tutto quello che serve. Il sistema gira bene e al termine dell’installazione restano circa 1,5 giga liberi. E c’è pure un sacco di roba inutile, che volendo si può eliminare con il “Gestore di Pacchetti Synaptic” per fare spazio (occhio, solo se sapete quello che state facendo). Yeah!

Ubuntu Satanic Edition

Simpatica e vagamente inquietante raccolta di grafiche per rendere un pò più blasfema del solito la vostra macchina Ubuntu Linux. Contiene temi per gnome e kde, wallpaper, icone, temi per gdm ecc..

L’installazione è semplice quanto aggiungere un repository a synaptic: per prima cosa occorre scaricare la chiave di autenticazione del repository stesso:

wget -q http://ubuntusatanic.org/ubuntu-se-key.gpg -O- | sudo apt-key add -

Successivamente aprire synaptic e cliccare sul menu Impostazioni/Archivi dei pacchetti. Nel tab “Software di terze parti” premere il pulsante “Aggiungi” e inserire la seguente riga:

deb http://ubuntusatanic.org/hell hardy main

A questo punto torniamo a synaptic, utilizziamo il pulsante “Ricarica” per ricaricare la lista dei repository (compreso quello nuovo), e utilizziamo la funzione di ricerca con la parola “satanic”. Ecco la lista di cosa si può installare!

Per l’eee al momento ho installato satanic-gdm-themes, alcuni inquietanti temi per la gdm, ovvero il programma che all’avvio del sistema provvede a richiedere nome utente e password. Per l’installazione è sufficiente lanciare da terminale il programma

sudo gdmsetup

e selezionare il tema desiderato. Io ho scelto Ubuntu SE Bat, e il mio eee nn è mai stato così fiko fin dall’avvio.

Inoltre ho scaricato i wallpaper (in versione wide, mi raccomando con gli eee user) che vengono di default piazzati nella cartella usr/shared/walllpapers. 

Carino, no?

Odio WMV3, qualunque cosa esso sia

Odio WMV3 di MS (dove “M” sta per MERDA e “S” ancora non lo so ma sicuramente nulla di buono).

Il mio calvario è iniziato quando ho messo le mani (non chiedetemi come) su alcuni video, per l’esattezza cartoni animati giapponesi di cui sono come tutti sanno grande appassionato. Tali files però pare siano assolutamente impossibili da utilizzare, il che è sconvolgente se pensiamo che da svariati anni sono appassionato di cartoni animati e qualunque file multimediale del genere su cui ho messo le mani in un modo o nell’altro sono riuscito a vederlo.

Per prima cosa ho tentato di usare Quicktime. Com’era prevedibile (i codec di quicktime non sono certo infallibili) la cosa non ha funzionato, tant’è che avevo già il puntatore del mouse sull’icona di VLC per mac. Tale player mi ha sempre permesso di guardare praticamente qualunque cosa, quindi andavo tranquillo.. Purtroppo mi sono scontrato con l’amara verità che neppure l’infallibile VLC mi avrebbe permesso di raggiungere i miei scopi.

VLC non ce la fa

Che fare? Ovviamente non mi perdo d’animo e mi faccio un bel giro in rete alla ricerca di soluzioni.. Se vlc nn va, mettiamo alla prova il decantato supporto di quicktime ai formati MS (non sto a ripetere cosa significa la M, e per la S ci sto ancora pensando). Primo passo: installare il component (parola del gergo quicktimesco che significa “plugin”) Flip4Mac (nb: è il component ufficiale, suggerito dalla MS in persona!). Purtroppo questo non pare convincere quicktime, il quale educatamente si limita a impallarsi come di consueto senza nemmeno un messaggio d’errore. Intuisco di non aver risolto il problema.

Passo successivo: cerchiamo qualche component non suggerito dalla MS, visto che pare questo porti abbastanza sfiga. Trovo immediatamente un interessantissimo progetto denominato Perian: free e open source, come piace a me, un progetto destinato a creare un component che renda quicktime compatibile con il mondo esterno. Scarico, installo, provo e tanto per cambiare non cambia assolutamente nulla. Il maledetto player si limita a bloccarsi, senza dare segni di vita o comunque di sofferenza, il che almeno mi avrebbe un pò consolato. Dopo aver insultato in modo alquanto originale la Santa Croce, provvedo a riaprire un browser alla ricerca della masturbazione successiva. Nb: voglio che sia chiaro che NON ho mai insultato Perian: in quanto progetto open source merita solo rispetto e devozione.

Se non funzionano i player che uso al momento, mi sono detto, perchè non provare qualcos’altro? La prima cosa che mi viene in mente naturalmente è mplayer, il magico player che quando usavo Linux non mi ha mai deluso. Scopro rapidamente che ne esiste anche una versione per macOSX, e procedo a installare e tentare di nuovo la sorte. Risultati: zero. Mplayer crasha miseramente sotto i colpi del bastardo malamente encodato.

Stessi risultati per NicePlayer.

Dimenticavo: nel frattempo procedo con una ricerca parallela su forum e blog, scoprendo che quantomeno non sono l’unico ad avere problemi con questi formati; pare infatti che mezzo mondo stia scrivendo sul forum di Videolan (la casa produttrice di VLC) per chiedere informazioni. Solo che non si riesce a capire quale sia la soluzione: tutti i forum che ho avuto la fortuna di incontrare sulla mia strada sono colmi di esperti-wannabe che consigliano ora di installare questo “che con me ha sempre funzionato”, ora di provare quest’altro “che legge qualunque cosa”, ora di infilarsi un dito nel c**o “che a me piace tanto”.. E io pirla che non sapendo che pesci pigliare continuo a provare l’inverosimile.

Però succede che un mio amico abbia Linux, e riesca (un pò si, un pò no, ma meglio di nulla) a vedere parte di questi files con VLC. A questo punto ho supposto che i programmi open source a disposizione come binari per macos fossero delle versioni precedenti alle sue. Ho controllato, e in effetti pare proprio.. di no. Quindi, con un grande punto interrogativo tatuato sulla fronte, ho preso il coraggio a due mani e ho deciso di tentare la strada più pura (e meno sensata, probabilmente). Ho aperto Parallels, ho creato una nuova macchina virtuale con 3 giga di disco e ho provveduto a scaricare l’iso di installazione di XUbuntu (X sta per XFCE, mi serviva una distro con un desktop manager leggero). Parto con l’ultima disponibile, la 7.10 Gutsy Gibbon; monto la iso nel lettore cd della macchina virtuale, avvio e scopro che Dio o chi per lui non mi sta assistendo come credevo di essermi ormai meritato: non parte il server grafico. Immagino qualche incompatibilità malvagia tra la 7.10 e Parallels, impreco un tantino (quanto basta da far esplodere una suora che passava di lì per caso) e scarico la versione long time support, la 6.06 Dapper Drake. Questa in effetti parte (lo sapevo, l’avevo già usata in passato) e si installa in breve tempo, con mia somma gioia. Qualche bestemmia in effetti me l’ha tirata fuori pure questa parte, dato che ho dovuto ripetere l’installazione 5 o 6 volte, ogni volta aumentanto le dimensioni del disco virtuale, fino a che si è “accontentata” di “appena” 3 giga. Mi sembrano un pò tantini, ma d’altronde Xubuntu è tanto bello e reattivo che gliela possiamo pure perdonare. Aggiorno tutti i pacchetti installati e installo VLC. Con mia somma gioia il portage della Dapper mi installa la versione C di VLC, pur sapendo che ormai è da un pò che gira la D. Beh, mi sono detto, magari funziona lo stesso? Ovviamente no. Stesso errore di prima. D’altra parte la Dapper è vecchiotta, è naturale che il portage preveda gli ultimissimi aggiornamenti di tutto.

Provvedo a inserire della lista del portage Medibuntu, il repository che contiene tutto ciò che non è abbastanza free per essere incluso nell’installazione originale di Ubuntu, e installo immediatamente i WIN32CODEC, i quali dovrebbero essere la panacea di tutti i mali, e permettermi di sondare l’insondabile e ammirare l’inammirabile. L’unica cosa che posso ammirare è il pavimento del soggiorno, mentre cerco i miei maroni che mi sono caduti quando ho scoperto che non era cambiato nulla. Faccio un paio di constatazioni poco amichevoli sul concepimento di Cristo, facendo fischiare le orecchie ai mantainer di lamentazioni.org, e rifletto su quale sarà il prossimo passo verso la dannazione eterna, sperando che almeno questa sia accompagnata dalla visione dei video che mi stanno costando la perdita della mia anima immortale.

Idea: compilo dai sorgenti la versione D di VLC. Scarico i sorgenti dal sito nella mia bella macchina virtuale, scompatto il tar.gz e lancio il ./configure. Ovviamente si blocca dopo pochi istanti, lamentanto la mancanza di una libreria dev. Cerco con Synaptic, trovo la libreria incriminata, installo e lancio di nuovo il configure, in attesa dell’errore successivo. Ripeto questo passaggio per una decina di volte, e sfrutto tutto questo tempo per ideare nuovi modi di insultare il creatore del cielo e della terra. Dai e dai, riesco a compilare VLC, scoprendo di non aver assolutamente guadagnato nulla di nuovo.

Stessi risultati per mplayer e xine.

Picchio con violenza la testa sul tavolo e decido di mollare tutto.

All’improvviso però Satana, evidentemente deluso dalla rapida conclusione del mio show, mi bisbiglia all’orecchio la soluzione che non ho voluto nemmeno provare a prendere in considerazione; ma ormai non sono più padrone di me stesso, e cedo facilmente alle lusinghe del grande tentatore. Ebbene si, signori, tenterò di installare Windows Media Player per Mac.

minuto di silenzio

altro minuto di silenzio

Mi dirigo sul sito incriminato, e scopro una cosa molto divertente. Mentre tutto il mondo mac, e con tutto intendo proprio tutto, ha scoperto l’uso dei file dmg, i file di immagine tanto comodi e funzionali, l’ideale per racchiudere applicazioni da distribuire, la MS distribuisce un programma spacciato per “freeware” in un formato compresso proprietario per aprire il quale è necessario un programma a pagamento!! Per fortuna il produttore mette a disposizione anche delle versioni ridotte e free, e per comodità aggiunta tempo addietro avevo già scaricato la versione 11. Doppioclicco sul file scaricato e rimango per mezz’ora a guardare una finestrella con scritto “preparazione dell’installazione in corso”… A questo punto mi sposto le ragnatele dagli occhi, ed esclamando “Ohibò” (oddio, forse non era proprio così che ho detto) congetturo che ci sia qualcosa che non va.. a parte la M in MS, intendo. Gira e rigira, vado sul sito del produttore dello Stuffit Expander e scopro che è disponibile la versione 12.

Il buonsenso mi dice “eddai, sarà mai possibile che un file compresso usato per distribuire un programma freeware sia così introiato da richiedere proprio l’ultimissima versione.. [ragionamento che continua] per giunta senza alcun avviso”.. Per fortuna ho smesso di ascoltare il buonsenso, e provvedo a tentare di scaricare la versione 12. Con mio sommo schifo, scopro che un’azienda che diffonde free una versione ridotta del proprio software a scopo pubblicitario sia così meschina da pretendere in ostaggio i miei dati personali prima di mandarmi una mail con il link per il download!! Ma a questo punto le forze mi stanno abbandonando, sono disposto a tutto pur di concludere questa via crucis. Scaricato il programma, scopro con sollievo che almeno riesce a scompattare il contenuto del pacchetto.

Tale contenuto ovviemente non è un comodo file .app, ma un file di installazione.. Scommetto che l’unica cosa che lo distingue da un app è la sua estrema bruttezza e la capacità di copiarsi da solo nella cartella delle applicazioni sul mio disco. Peccato che per far questo mantiene aperta sul mio monitor una finestra brutta (completamente diversa da Aqua) per tipo 10 minuti, roba da terzo mondo.

A questo punto ho installato la nefandezza sul mio computer, e non ci posso fare nulla. L’unica cosa che mi consola è che adesso posso guardare in pace almeno un paio di episodi dei miei nuovi cartoni prima di andare a dormire.

wmv3 non ce la fa

Cado a terra in lacrime.

Poi mi rialzo, apro un browser, lo punto su piccimario.wordpress.com e inizio a insultare la MS. E non sono ancora riuscito a ideare un insulto abbastanza pesante da associare alla S, che mostri tutto il mio odio per la loro merda di politica commerciale, la loro merda di disprezzo per il mondo esterno e le loro merde di formati proprietari di merda.

Odio tutto e tutti. Se continuo così i miei prossimi post chiederò che siano ospitati su lamentazioni.org. Buonanotte.