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Mobile Phone Forensics

Pubblicato da piccimario su Giugno 15, 2008

Negli ultimi anni l’utilizzo di telefoni cellulari è cresciuto in maniera esplosiva, e tale tendenza sembra doversi mantenere anche negli anni a venire. Tale fatto può essere attribuito all’aumento delle loro funzionalità: la maggior parte dei telefoni moderni, infatti, oltre alla classica funzione di fare e ricevere telefonate, ha sviluppato delle funzionalità tipiche dei PDA (Personal Digital Assistant); tali dispositivi vengono quindi denominati smartphones.

Tra le funzionalità aggiunte a questi dispositivi spiccano la gestione di informazioni PIM (Personal Information Manager (quali contatti di rubrica o calendari), la navigazione Internet e l’utilizzo di materiale multimediale.

Sempre più spesso, inoltre, tali dispositivi hanno a disposizione un vero e proprio sistema operativo (come ad esempio Linux, Windows Mobile o Symbian); la differenza più interessante (almeno agli occhi dell’utente) tra questi sistemi operativi e i firmware dedicati delle precedenti generazioni di telefoni è la possibilità di installare applicazioni di terze parti.

La sempre maggiore diffusione di questi dispositivi, unita alla loro sempre maggiore capacità di contenere informazioni personali, ha significato un sempre maggiore coinvolgimento di questi in investigazioni digitali. Uno smartphone può essere coinvolto in diversi modi in un crimine: può essere uno strumento, un bersaglio o un modo per custodire informazioni legate al crimine stesso. Per questo motivo le forze dell’ordine stanno prendendo sempre più in considerazione l’importanza dei dati recuperati da questo genere di dispositivi, i quali per loro natura contengono numerose tracce dell’attività dell’utente.

Naturalmente per questo tipo di indagini è necessario utilizzare appositi strumenti per garantire l’integrità del materiale recuperato; in caso contrario questo potrebbe essere danneggiato e non più riconosciuto a fini legali.

Esistono in commercio e in letteratura numerosi strumenti (hardware e software) dedicati all’estrazione di dati da smartphones. Normalmente tutti questi prevedono l’utilizzo di un computer host per eseguire l’estrazione e conservare i dati. Inoltre normalmente di tratta di software e hardware particolarmente costoso, e poco adatto ad un’indagine sulla scena. Da qui nasce l’esigenza di studiare procedure per la conservazione e il trasporto del dispositivo tra il luogo del ritrovamento e il laboratorio in cui si procede all’analisi.

Esistono due famiglie di metodi per l’estrazione di dati da un dispositivo sotto analisi: l’estrazione fisica e l’estrazione logica.

L’estrazione logica consiste nell’utilizzo da parte degli investigatori di strumenti software messi a disposizione dalla piattaforma embedded per estrarre elementi di informazione. Rientrano in questa famiglia i sistemi di sincronizzazione (locali o remoti), i bus locali previsti dal produttore per la connessione a un computer host e le applicazioni dedicate installate sul dispositivo. Hanno il vantaggio di un costo più limitato e di una difficoltà tecnica più ridotta (l’hardware si limita al massimo a un cavo di connessione tra il dispositivo e un computer host, e tutto il resto è svolto mediante software dedicato). Spesso tale tipo di analisi può (in caso di necessità) essere svolta anche sul campo. Lo svantaggio è che i dati vengono serviti attraverso il sistema operativo e i protocolli di comunicazione ad alto livello, il che significa che non sempre è possibile garantire che non abbiano subito modifiche durante il processo di acquisizione. Inoltre il sistema operativo stesso potrebbe prevedere sistemi di sicurezza (come nel caso del Symbian) per prevenire l’accesso a dati riservati.

L’estrazione fisica invece consiste nell’utilizzo di sistemi a più basso livello per tentare di estrarre dall’hardware del dispositivo l’immagine della memoria di massa e/o della memoria volatile come dump esadecimale. Rientrano in questa categoria bus a basso livello (JTAG) e strumenti di programmazione dei singoli integrati di memoria. Questo sistema ha il vantaggio di acquisire in blocco tutto il contenuto del telefono, senza alcuna eccezione e aggirando qualunque sistema di sicurezza previsto dal sistema operativo. Il rovescio della medaglia è però l’estrema complessità di questa procedura e la necessità di strumenti di lavoro costosi e difficili da utilizzare per personale non esperto. Inoltre una volta estratta l’immagine della memoria o della flash deve essere interpretata per ricavarne i dati richiesti e renderli disponibili in un formato comprensibile: tale procedura è tutt’altro che banale o standard (ogni dispositivo ha un suo sistema di gestione dello spazio di archiviazione). Fortunatamente esistono degli strumenti software che si occupano di questo tipo di analisi, ma si tratta perlopiù di software estremamente specializzato e quindi costoso, oltre che di difficile utilizzo.

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Dardo Incantato

Pubblicato da piccimario su Maggio 13, 2008

Sono in piedi, in mezzo alla stanza.. Gambe larghe, piedi ben piazzati per terra, braccia leggermente sollevate lungo i fianchi.

Unisco le mani e comincio a formare i gesti di potere.. intanto mormoro l’arcana formula; mi torna alla mente quanto ho studiato la sera prima sul mio prezioso libro, il cui rassicurante peso posso sentire appeso al gancio alla mia cintura.. il solo fatto di sentirlo mi fa sentire sicuro.. il libro, la parola, l’inchiostro raccolgono il potere e lo conservano.

Sollevo le braccia lentamente sopra la testa. Il fluido scorre dalle mie mani e inonda il mio corpo, ma non mi fermo. Il mio sguardo incontra il suo: lo stupore lascia lentamente spazio al terrore, ma è solo l’inizio.

Apro le mani finora tenute chiuse a pugno, con i palmi rivolti verso il mio avversario. Mentre mormoro le ultime rune della formula l’aria attorno alle mie braccia inizia a ondulare, a prendere forma, a prendere colore. Come apparsi dal nulla, quattro dardi di fuoco sono ora fermi a mezz’aria attorno alla mia testa, immobili.

Abbasso le braccia e gli occhi. Poi sollevo la testa e incontro nuovamente il suo sguardo: ora i suoi occhi sono vuoti, non sono altro che un guscio privo di vita. E in mezzo alle sue iridi c’è solo terrore, terrore ancestrale, buio e freddo terrore. Quello che volevo.

Con un gesto repentino punto il braccio destro in avanti, e la indico. Al mio comando, i dardi sfrecciano in avanti, scompigliandomi i capelli al loro passaggio, e si schiantano contro la figura di fronte a me, in una sfera di fuoco che mi scalda il viso.

Mi volto e lentamente mi allontano tra le macerie.

E questo è quello che ho pensato mentre ho attaccato il telefono fuori dal dipartimento, dopo che una docente mi ha fatto capire che per evitare problemi burocratici e casini mi conveniva di gran lunga fare qui il suo esame invece che farlo in erasmus. Alla faccia dell’apertura verso gli scambi con l’estero, il meraviglioso programma di scambio europeo, l’Italia che vuole il suo posto nel mondo e tutta la buona volontà a voler imparare qualcosa un minimo fuori dai canoni italiani per crescere e maturare attraverso la diversità e la novità.

Un applauso all’università italiana e a quelli che non fanno nulla per migliorarla. Amen.

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