Lovere Tavernola Lovere 2010

Quest’anno ho avuto la fortuna e il privilegio di partecipare alla classica regata sociale dell’Associazione Velica Alto Sebino, l’intramontabile Lovere-Tavernola-Lovere, al timone di un Mousse 99, un bellissimo barcone di 9 metri e 80 per 58 metri quadri di vela (più 80 di spinnaker) di proprietà dell’amico Giancarlo. Come di consueto ho registrato la regata con il GPS Keymaze 500 da polso del babbo, e come di consueto pubblico le mie rilevazioni senza uno scopo specifico se non perchè è sempre bello fare grafici colorati :-)

Per prima cosa un pò di statistiche: la regata si è svolta su un’unica prova, con partenza poco dopo le 12.30 di domenica 19 settembre. Il percorso prevedeva la partenza davanti a Castro, una boa di bolina all’altezza di Tavernola, un paio di boe di disimpegno per tenere il centro del lago fino all’altezza di Pisogne e infine un bordo di bolina larga per l’arrivo davanti a Lovere. Secondo il GPS abbiamo percorso 14,5 miglia in 2 ore e 37 minuti, con una media di 5,5 nodi e una velocità massima di 8,2 nodi. Mica male, eh?

Il grafico della velocità. La scala temporale è in ore, la scala delle velocità è in miglia terrestri orarie (non dimentichiamo che va divisa per 1,15 per ottenere la corrispondenza in nodi, ovvero miglia nautiche orarie!!). Si vede bene la velocità costante (salvo le inevitabili manovre) mantenuta per tutta la bolina (circa fino a 1h20m), un rallentamento a 1h30m dovuto al giro di boa e al fatto che era la prima volta che tentavamo di armare lo spi di quella barca ( :-o ), poi si nota che lo spi è salito correttamente e da lì in poi una velocità in crescita man mano che ci avvicinavamo alla Valle con un picco alle 2h00m. Da lì il consueto buco all’altezza di pisogne e l’altrettanto consueto arrivo a fatica con un vento incerto.

Qualche mappetta: il percorso completo e il dettaglio della partenza (clicca per ingrandire le immagini):

E’ stato uno spettacolo, spero di ripetere l’esperienza il prima possibile :-)

Trofeo del Sebino – dall’alto!

Oggi si è tenuta la VII edizione della Sebino Cup, tradizionale sfida degli skipper del Lago d’Iseo. E ovviamente io c’ero in mezzo, col mio valoroso equipaggio di coraggiosi allievi della scuola vela AVAS che hanno tenuto alto l’onore del circolo e lottato fino all’ultima oncia di sudore per strappare con le unghie e con i denti il penultimo posto (!!!!) a un altro equipaggio di allievi della scuola vela altrettanto valorosi e temerari. E concludo affermando che neanche l’Istituto Luce avrebbe saputo descrivere con termini più altisonanti la mia giornata di oggi :-) .

La regata è stata massacrante ma entusiasmante, come del resto qualunque regata caratterizzata da continui salti di vento sia per direzione (anche 90 gradi alla volta, roba da matti) che per intensità (direi da 0 a 20 nodi, avanti e indietro tutto il giorno).

D’altro canto, per rendersi conto dell’astrusità del campo basta dare un’occhiata al log delle velocità, registrato con il Geonaute Keymaze 500, il logger gps da polso di cui ho parlato in passato (click sull’immagine per ingrandire):

velocita

Snoccioliamo qualche statistica, per gli appassionati di numeri:

Uscita in acqua: 12:47
Partenza regata: 13:20 circa
Durata del record gps (quindi inclusi uscita, prepartenza e rientro): 3 h 27 m
Distanza percorsa complessiva (vedi sopra): 12,37 nm (22,92 km)
Velocità media: 3,58 kts (6,64 km/h)
Velocità massima: 7,36 kts (13,64 km/h)

E ora qualche bella immagine del tracciato gps complessivo della regata:

percorso

..e un dettaglio della prepartenza:

partenza

E con questo è tutto.. Spero che ci saranno altre occasioni di gareggiare con questo spettacolare equipaggio (e questi spettacolari avversari, ovviamente). Alla prossima!

Campionato mondiale Flying Junior: secondo giorno

E prende il via il secondo giorno del campionato mondiale classe Flying Junior 2009.

fjimmagine

Il programma della giornata ha previsto il proseguimento delle operazioni di accreditamento e controllo di stazza, e a seguire nel pomeriggio una regata di prova, per dare modo ai regatanti di prendere confidenza col campo.

Partenza prevista per le 14.00 circa; il comitato si è piazzato a bordo della barca giuria e da lì ha scandito la partenza con gli appositi segnali. Io mi sono piazzato all’altro estremo della linea di partenza a fare da controstarter.

startsignal6

La regata si è svolta in modo sciallo; essendo solo una prova, molti sono partiti con calma o a metà hanno addirittura abbandonato. Unico fatto interessante da segnalare è l’equipaggio giapponese numero 1, che dopo aver condotto di potenza la regata all’ultimo sbaglia bordo e si lascia sorpassare dal secondo; ma la vittoria morale resta comunque in mano all’equipaggio del Sol Levante, che già ora si qualifica come pretendente al titolo mondiale.

Il momento importante della giornata è stato comunque la cerimonia di apertura, tenutasi la sera dalle ore sette.

Per iniziare una breve conferenza stampa, in cui il presidente AVAS Lino Locatelli ha presentato il responsabile italiano della classe FJ, il responsabile internazionale (giapponese) e il sindaco di Lovere, e poi ha risposto alle domande dei giornalisti. Salvo il fatto che di giornalisti non ce n’erano, eccetto una ragazza (probabilmente una stagista) che si aggirava con una telecamerina di TeleBoario e ha fatto qualche inquadratura, prima di andarsene a metà cerimonia. Già sapevo che ci troviamoin un paese bigotto e ignorante in cui i grandi eventi sportivi interessano solo se si parla di pallone o formula uno, ma constatare l’indifferenza dei media di fronte a un così importante evento mi ha fatto  davvero cadere le braccia. Disprezzo solo parzialmente coperto dalla consapevolezza che, all’apertura di un campionato mondiale nel porto turistico di Lovere, neanche un FOTTUTO loverese del CAZZO si è degnato di muovere il culo e venire ad assistere. No comment. Se era una partita di pallone veniva mezzo mondo.

A seguire la cerimonia vera e propria. Alla fine dei discorsi delle varie autorità presenti (e delle rispettive traduzioni, ovviamente) i rappresentanti delle otto nazioni presenti hanno sfilato uno a uno con la propria bandiera, accompagnati dal loro inno nazionale; quando tutte le bandiere sono state posizionato alle spalle del palco, il presidente dell’AVAS ha ufficialmente dichiarato aperto il campionato.

Seguiti rinfreschi, strette di mano, saluti, bla, bla, e me ne sono andato a casa a recuperare qualcuna delle ore di sonno che avevo in arretrato.

Bello, molto bello. Peccato che i loveresi se lo siano perso. Ma evidentemente vivono bene nell’ignoranza.

Campionato Mondiale Flying Junior – primo giorno

E’ iniziato oggi il campionato mondiale classe Flying Junior 2009, ospitato dall’Associazione Velica Alto Sebino (AVAS) di Lovere, Lago d’Iseo.

Logo Campionato Mondiale FJ 2009

Unanimamente riconosciuta come la più importante manifestazione sportiva dell’intero Lago d’Iseo degli ultimi 40 anni, il campionato vede un elenco di circa 60 equipaggi iscritti provenienti da 8 nazioni (Italia, Germania, USA, Giappone, Lussemburgo, Slovenia, Austria e Belgio). Ovviamente nell’indifferenza più totale del loverese medio, che si crogiuola imbelle davanti alla televisione o passeggiando in piazza del porto e non sa cosa sta accadendo sotto casa sua, ma tant’è…

La prima giornata è stata dedicata al perfezionamento delle iscrizioni e ai controlli di stazza (e qui c’è stato qualche imprevisto :-) ma grazie alla professionalità degli stazzatori si è tutto risolto per il meglio).

Da sottolineare come la giornata di oggi (e tutta la manifestazione) non sia altro che il culmine di un lavoro iniziato settimane quando non mesi fa, e che ha coinvolto soci, amici e simpatizzanti del circolo in un lungo lavoro di preparazione ed organizzazione nel tentativo di non trascurare alcuno dei millemila dettagli su cui l’evento è costruito (dal cercare gli sponsor a contattare il catering, dal fare benzina ai gommoni a ordinare le bandiere nuove per la barca giuria, dallo stampare, ritagliare e plastificare i badge per tutti i concorrenti e tutto lo staff al tradurre in inglese tutti i documenti ufficiali, e così via); naturalmente si tratta di lavoro volontario, fatto senza alcun guadagno solo per il bene del proprio circolo e il desiderio di costruire un evento sportivo maestoso.. Il che ovviamente significa che eravamo in pochi, ma più che buoni!

Domani si continua con iscrizioni e controlli di stazza, e il pomeriggio avrà luogo una regata di prova, per dare modo ai concorrenti di prendere confidenza con il campo di regata (insomma, gli equipaggi giapponesi non hanno mai visto il Lago d’Iseo, e che diamine!!). Verso le cinque ci sarà la conferenza stampa di presentazione dell’evento, e a seguire la cerimonia di apertura con discorsi di autorità e tanta pompa magna. Ovviamente siete tutti invitati a partecipare! Per invogliarvi sappiate che a seguire ci sarà il rinfresco e tanta birra!

Una regata vista dall’alto

Ieri, nell’ambito di un corso di vela che sto tenendo presso il circolo velico AVAS di Lovere, ho partecipato con i miei allievi all’edizione numero 37 della “Lovere-Tavernola-Lovere”, storica regata sociale. Tempo bello, un caldo mostruoso e vento purtroppo abbastanza scarso; le 3 ore e mezza di regata hanno lasciato profondi segni sulla nostra pelle e nella nostra psiche (soprattutto a causa del sole), ma ne è comunque valsa la pena.

Ne ho approfittato per sperimentare il Geonaute Keymaze 500, stupendo gps da polso che abbiamo regalato a mio padre per il suo compleanno pochi giorni fa, e che sarà oggetto di una recensione in un post successivo. Per ora voglio solo mostrarvi la traccia gps che ho registrato durante la regata, esportata in Google Earth.

lovtavlov2009

Il percorso è stato: partenza davanti a Lovere, bordo di bolina fino alla boa numero 1 (davanti a Tavernola), bordo di poppa fino alla boa numero 2 (davanti a Pisogne), bordo di lasco/traverso (noi siamo riusciti a tenere lo spi anche se a fatica) fino alla boa numero 3 (all’altezza del confine tra Lovere e Costa Volpino), arrivo di bolina in corrispondenza della partenza.

Percorso completo di 13,90 miglia nautiche, completato in 3 ore e 35 minuti con una velocità media di 3,85 nodi (dati gps). La velocità oscillava tra i 6-7 nodi di lasco con lo spi fino ai 1-2 nodi in prossimità della boa numero 1 (una sofferenza :-( ).

Nota per i non addetti ai lavori: il bordo tra la partenza e la boa numero 1 è a zig-zag, ma non a causa di un timoniere ubriaco. Se volete scoprire perchè siamo andati così, vi consiglio la wikipedia.

Ps: Adoro giocare col gps! :-)

Day five, 24 giugno 2008

Mattinata tranquilla: il vento era un pò teso, ma abbiamo deciso lo stesso di uscire in escursione con il laser 16. Il primo giro l’ho fatto io, con paolo come aiuto, e il secondo ci siamo scambiati, così ha potuto impratichirsi ulteriormente con il governo della barca con vento teso. Come sempre tutto ok, giri ottimi e ospiti soddisfatti. Chissà che a forza di prometterci mirti questa volta non ce ne offrano uno sul serio!
La notizia buona del giorno è che ci hanno sistemato il motore del gommone. La notizia brutta, che non può mancare, è che ci vuole ancora un pò di culo e bestemmie per farlo partire, ma almeno una volta partito va quasi bene. Meno male!
Abbiamo subito avuto occasione di metterlo alla prova: nel chiudere la spiaggia abbiamo notato l’assenza di due canoe, dei ragazzi che si erano andati a piazzare in una spiaggia poco lontana. Io ed Enrico siamo partiti in gommone a fargli cenno di tornare, così intanto gli ho spiegato qualcosa sulla conduzione del mezzo e gli ho fatto provare; naturalmente non poteva andare tutto bene: quando ci trovavamo a 10 metri dagli scogli il motore si è spento, e sono riuscito a farlo ripartire quando ormai la corrente ci aveva portato ad appena 2 metri dal pericolo. Stavo già bestemmiando in aramaico antico (c’è più gusto a bestemmiare nella lingua del Signore) ma alla fine ce la siamo cavata senza troppo dolore.
Fine mattinata, pranzo, cazzeggio, telefonata alla morosa e relax.
Il pomeriggio si è rivelato abbastanza movimentato: sceso in spiaggia ho notato l’avverarsi delle previsioni del giorno prima, che parlavano di vento in aumento (direi 18 nodi, a occhio). In queste condizioni per evitare contrattempi abbiamo convenuto di evitare uscite in laser 16; però come sempre è arrivato uno (simpatico, di Brescia, sulla quarantina direi) che ha voluto uscire in laser. “Sei sicuro?” “Sicurissimo!!” “Guarda che fuori picchia duro, ne sei certo?” “sisi, tranquillo”. Che potevo fare? L’ho preso da parte e per mezz’ora gli ho spiegato la manovra di uscita. Gli ho fatto le raccomandazioni del caso, e gli ho detto di NON tentare il rientro, categoricamente: un rientro in laser in poppa piena in una corsia larga 6 metri circondata da scogli, bagnanti, bambini e anziani sotto 18 nodi è una responsabilità che mi prendo io a malincuore, figuriamoci se la lascio ad altri (specie dopo i numeri del giorno prima). “ok, ok, non c’è problema, quando sto per rientrare ti faccio un cenno e tu esci col gommone a darmi il cambio”. Sembra tutto ok, procediamo. Uscita, prua ovviamente dove NON doveva andare, comandi gridati e ignorati, tipo in barca che non sapeva che pesci pigliare, tuffo dell’istruttore pirla che recupera la barca in stallo a nuoto prima che si schianti sugli scogli col suo inebetito occupante. Girata la barca verso la rotta d’uscita, gridate le istruzioni del caso, ignorate le istruzioni e barca che scivola nella zona dei bagnanti (meno male che nessuno era nelle vicinanze). A questo punto siamo partiti io (di nuovo) e paolo e a nuoto l’abbiamo preso e portato fino a 10 metri da riva, dove finalmente è riuscito a partire. Io e il mio collega risaliamo in spiaggia ansimando per la fatica, ci diamo un cinque mentre gli sussurro “gente così capita tutte le settimane”.
Un’oretta di evoluzioni (scarse) e ribaltoni, e vedo il tipo che si avvicina. Arrivo al pontile e gli grido se vuole che gli faccia il rientro. E lui, ovviamente, cosa poteva rispondermi se non “nooooo, tranquillo, ce la faccio”. A questo punto puntava dritto alla spiaggia, così mi sono messo sul serio a gridargli di cambiare rotta e aspettare. Lui, probabilmente preso dal panico, cambia repentinamente rotta, perde l’assetto e si ribalta, a 10 metri dagli scogli sula riva. Ma che bello! Chiamo al volo Paolo, ci lanciamo sul gommone e, udite udite, non parte!! Insulto la Santa Croce sottovoce ma con fare molto deciso e poi partiamo a missile sul pattino. Arrivo allo sfortunato laserista che è ancora appeso alla barca, ormai a 5 metri dagli scogli. Mi lancio, ignoro i suoi farfugliati “ce la facevo, tranquillo” e raddrizzo la barca. Salgo al volo e mi metto in assetto per levarmi dagli scogli ormai incombenti. Mentre parto lo sento rifiutare il passaggio in pattino con paolo e tornare a nuoto. Sperando non si fosse incazzato, mi faccio mezz’ora ruggente in laser (l’occasione era troppo ghiotta). Faccio qualche passaggio radente alla spiaggia in piena planata, suscitando qualche “oooh” nel pubblico, e poi rientro. La manovra riesce perfettamente (meno male). Mi informo subito sul tipo, scoprendo che appena è arrivato in spiaggia se n’è andato senza salutare; preoccupante, considerando che era l’ultimo giorno e quella sera ci sarebbero state le schede di valutazione del personale (solo dopo ho scoperto che il tipo sarebbe rimasto un’altra settimana, quindi niente scheda per lui).
Rimembrando le bestemmie in aramaico antico di poco prima, decido che il gommone deve partire. Salgo, lo muovo per metterlo in folle e il tubo della benzina si stacca e cade; oh, che sorpresone. Apro la calotta e guardo: il tubo era stato fissato alla brutta eva, senza fascetta. Lo rimetto a posto e provo ad accedere. Nulla da fare, ma stavolta era colpa mia: il filtro della benzina era ovviamente vuoto! Pompo quindi un pò di benzina a mano, e vedo un ruscelletto di benzina scorrere nel motore. Un altro tubo si era sganciato all’altezza del carburatore. Ci ho messo quaranta minuti a sistemarlo (era corto e incastrato, ho dovuto liberarlo dall’altra estremità e poi rimettere tutto a posto con delle fascette trovate per fortuna). Com’è, come non è, alla fine sporco di benzina e olio avvio il motore, che parte al primo colpo; faccio qualche sgasata, mi alzo e grido il mio urlo di battaglia: la folla mi guarda compiaciuta. Chiudo e prego il Signore di fulminare chi ha riparato il gommone il giorno prima.
Per coronare la giornata, la sera ho scoperto un altro fatto sconvolgente: mentre Paolo stava rientrando col pattino ha sorpreso il personaggio anzianotto (protagonista dei più spettacolari incidenti del giorni precedenti) sul gommone, col motore miracolosamente acceso mentre stava per partire per i cazzi suoi, magari con l’intenzione di aiutarci. Ringrazio il cielo che non sia arrivato ad “aiutarmi” su un mezzo a motore lanciato a tutto gas mentre ero ancora in acqua e indifeso; ha dimostrato di non essere particolarmente abile col timone di una barca a vela, figuriamoci con la manetta di un gommone a 3 metri dagli scogli. Paolo l’ha fermato appena in tempo, con un tono decisamente ma giustificatamente forte: poteva essere un serio pericolo. Purtroppo esiste il serio rischio che questo ci possa portare una scheda di valutazione negativa, ma siamo tutti d’accordo che gli ospiti vanno sempre assecondati tranne che per la tolleranza ZERO alle cagate davvero grosse (specie se reiterate). Amen.
Alla fine anche questa giornata mostruosa è volta al termine, e stanchi ma soddisfatti ci siamo diretti alla tanto agognata doccia.
Vestito elegante per la serata di commiato dagli ospiti (non ho potuto recuperare nulla di meglio di una camicia e un paio di pantaloni, il tutto rigorosamente nero: sono i miei abiti di scena per quando ho interpretato Frollo l’estate scorsa :-) ). Aperitivo e cenetta, quattro chiacchiere e via.
La serata ha previsto la consegna e raccolta delle schede di valutazione degli ospiti in partenza, l’estrazione di qualche premio, la consegna di qualche giornaletto a fumetti ai bambini; poi la visione dell’agghiacciante video promozionale (anzi, direi “di indottrinamento”) sulla storia del tuoring club italiano. Per fortuna a seguire c’è stata la proiezione di un breve ma spettacolare filmato realizzato da ciccio a partire da riprese fatte durante la settimana: il pubblico era in delirio!
A seguire la serata “passaparola”, a imitazione del noto gioco televisivo, condotta magistralmente da Max (che, tra prentesi, quello stesso pomeriggio aveva avuto la conferma di dover partire in fretta per andare al villaggio del touring alle tremiti, per risolvere dei problemi che erano sorti laggiù). Un pò ho assistito ai giochi, incitando le squadre, e un pò me ne sono stato fuori al fresco a chiacchierare con gli ospiti non giocanti. L’atmosfera da ultima sera era un pò triste, ma in fin dei conti mi sono tutti sembrati più che soddisfatti della settimana trascorsa, il che, oltre ad essere una soddisfazione personale, fa anche ben sperare per lo spoglio delle schede di valutazione (da svolgersi il giorno dopo in presenza di ciccio, del direttore e dei responsabili degli altri settori del villaggio; momento pesante, in cui si valutano i problemi con freddezza e le teste rotolano, come anche i testicoli a volte).
Dopo il termine della serata abbiamo iniziato le prove del musical con anche gli attori oltre al corpo di ballo. In quell’occasione ho avuto la conferma che avrei interpretato ancra il ruolo di frollo, anche a causa della dipartita di Max (candidato principale al ruolo). Inutile dire che ne sono stato felicissimo: tutti sanno quanto ho amato e amo quella parte, cercherò di fare nel mio meglio. Le prove sono state un pò incasinate, d’altra parte era la prima volta e dovevamo ancora definire i tempi e modi delle entrate in scena dei personaggi. Speriamo in meglio per i prossimi giorni, dato che manca pochissimo alla prima!
Dopo le prove sono rimasto con paolo un’oretta a chiacchierare con ciccio e veronica, e verso le tre me ne sono andato a dormire.

Day four, 23 giugno 2008

La mattina è iniziata tranquilla: sveglia, colazione e giù in spiaggia. Abbiamo armato il laser 16 ed è iniziata subito la prima escursione; stavolta se n’è occupato direttamente Paolo, così io sono potuto rimanere in spiaggia a tener d’occhio il laser singolo su cui era uscito il signore di ieri col nipotino. Ero pessimista, ma in realtà se l’è cavata bene. Meno male, senza gommone mi riesce un pò difficile fare assistenza.

Mentre Paolo era fuori, ne ho approfittato per farmi anche io un giro in laser singolo; ho fatto un paio di passaggi radenti al laser in escursione, scambiato quattro battute e me ne sono tornato indietro. Ho preparato il secondo laser (con questo abbiamo tutte le barche che ci servono per tutta la stagione, direi).

A un certo punto un’altro ospite è voluto uscire. Gli ho chiesto 10 vlte se era capace, e lui mi ha risposto sempre di si. Naturalmente sapevo che nn era vero, ma come animatore purtroppo non posso vietargli l’uscita, al massimo tenerlo d’occhio. Cosa che ho fatto, l’ho visto partire a fatica (ho dovuto gridargli le istruzioni per uscire, mentre tutta la spiaggia ci guardava), ribaltarsi 3 o 4 volte e rientrare tipo “sbarco in normandia”, ovvero come un missile. Meno male che Marzia ha allontanato la gente dalla zona di rientro. E si che gli avevo proposto di riportare io la barca a casa, ma lui era tutto convinto e non c’è stato nulla da fare.

Comunque nulla di rotto, solo un pò di spettacolo. Abbiamo chiuso la spiaggia per la pausa, siamo risaliti e abbiamo pranzato. Nella pausa successiva ne ho approfittato per fare un pò di bucato a mano e aggiornare il diario.

Pomeriggio con venticello teso, per stare tranquilli decidiamo di non uscire in escursione con il laser 16 (con tanto vento diventa difficile da manovrare, nel dubbio meglio non correre rischi). Paolo ne approfitta per andare col pattino a sistemare bene la barca e la boa d’ormeggio. Io ne approfitto per uscire in laser singolo a farmi una bella corsa e qualche evoluzione a due metri dalla spiaggia, che fa sempre scena. Quando inizio a sentirmi rilassato, ecco che spunta il personaggio (il solito) che chiede di uscire col laser singolo. In quel momento si era già messo a tentare di armere il secondo sulla spiaggia, mostrando scarsa dimestichezza, e dato che armare un llaser in mezzo al vento e in mezzo alla gente è decisamente pericoloso per i non competenti mi precipito in spiaggia, faccio uno stupendo rientro (piccolo applauso dal pubblico) e affabilmente lo invito a uscire con la mia barca. Sapevo che me ne sarei pentito, ma sapevo anche che non avevo scelta. Per giunta non avevo nemmeno il gommone operativo, mannaggia. L’uscita è stata tragicomica: due volte non è stato in grado di direzionare la barca e due volte mi sono dovuto tuffare a prenderlo al volo, girarlo e spingerlo fuori. Alla fine è ruscito a uscire, e io con le braccia doloranti me ne sono tornato all’asciutto: come piccola consolazione, gli sguardi delle persone in attesa sulla spiaggia mi lasciavano capire che si rendevano perfettamente conto della mia situazione ed erano solidali.

Nel frattempo ho tentato di mettere mano al gommone, nella segreta speranza di rimetterlo a posto per magia. L’unica cosa che ho potuto fare è stata togliere le candele: erano completamente bagnate, sintomo di carburazione errata. Fine delle mie possibilità tecniche, sigh, non mi posso mica mettere a smontare il carburatore (mille pezzi) di un motore non mio! Come ulteriore fatto simpatico è arrivato un tipo che dichiaratosi meccanico mentre mi sono voltato un istante è saltato sul gommone brontolando di carburatori sporchi e lavoretti facili: l’ho guardato dieci minuti buoni mentre col sigaro in bocca armeggiava tentanto senza successo di aprire la calotta (una leva grossa così!!!), poi gli ho suggerito (per continuare la comica) dove si trovasse questa leva. Aperto il motore, ha accennato qualcosa circa tubi staccati o filtri sporchi e se n’è andato, probabilmente per l’imbarazzo.

Mi stavo ancora gustando la scenetta quando all’improvviso vedo l’inusuale laserista approcciarsi al pontile. Sulle spine gli grido che forse è meglio che mi tuffo e faccio io la manovra di rientro; sembra pensarci un attimo, poi con fare deciso punta diritto diritto alla spiaggia affollata dicendo “ma no, ce la faccio”. Mi volto di scatto e al grido di “tutti via dalla spiaggia!!” mi precipito sulla barca che sta entrando di punta a piene vele. “se entra così tocca il fondo, si ribalta e finisce con le vele sui bambini” è il mio primo pensiero. Riesco appena a prendere la prua al volo e dargli uno strattone per girarla controvento, e con tutte le mie forze riesco a frenare il bolide e l’albero che mi stava piombando in testa (e sui bambini nelle vicinanze). La spiaggia tira un sospiro di sollievo, la bagnina (già pronta a chiamare le ambulanze, immagino) mi lancia uno sguardo sconvolto. Ignorando la fitta da strappo moscolare alla schiena, sfodero un sorrisone di fronte all’inebetito aspirante stragista nautico e riesco ad accennare qualche frase distensiva tipo “bel vento fuori, eh?”. Esaurita la dose di buonumore fasullo porto la barca in spiaggia, lego la vela e mi siedo per terra a riprendere fiato.

A parte questi episodi il pomeriggio trascorre tranquillo. Arriva l’ora di chiusura, mettiamo via tutto per bene e saliamo a fare la doccia.

Durante la cena inizio a scandagliare il pubblico alla ricerca di ospiti da coinvolgere nella serata a loro dedicata: dopo lo spettacolo dei bambini organizzato dalle ragazze del miniclub ci sarebbe stato spazio per qualche sketch di cabaret.

L’impresa si rivela assolutamente ardua: nessuno, dico nessuno voleva partecipare. Ho supplicato, domandato, minacciato e invogliato tutte le persone che ho trovato in giro, ma nulla da fare.. Fortunatamente alla fine ho raccattato due gradissimi volontari, giammaria e sergio, e d’accordo con ciccio ho deciso di fare lo sketch del tre messicani, facendo io la parrte del terzo (che deve parlare di più) e lasciando a loro le parti secondarie che prevedono poco da imparare. Con il supporto di Paolo li ho presi da parte (ormai lo spettacolo dei bambini era iniziato, non c’era molto tempo) e in quattro e quattr’otto gli ho spiegato il numero. Per fortuna hanno capito in fretta.

Alla fine dello spettacolo dei bimbi, durante la presentazione li ho portati dietro le quinte. Dovevo in qualche modo dire a ciccio che avevamo pronti gli ospiti, quindi ho scritto una cartelletta con la loro scaletta (due numeri di barzellette e freddure più lo sketch vero e proprio); a questo punto sorge il problema: non potevo mica entrare sul palco mentre ciccio parlava e portargli la cartelletta tipo “scusa se ti disturbo”; senza perdermi d’animo, mi sono messo un parruccone biondo trovato in costumeria e sono entrato sculettando da velina sul palco. Ho mandato un paio di bacini al pubblico (che era naturalmente scoppiato a ridere) e mi sono gustato per 5 secondi lo sguardo allibito di ciccio (dire allibito è dire poco), poi gli ho consegnato la cartelletta. Missione compiuta.

I numeri sono andati benissimo, il pubblico ha apprezzato i coraggiosi ospiti e pure io sono riuscito a fare bene la mia parte, nonostante non facessi quel numero dall’estate scorsa. Tutto ottimo, direi.

A fine serata abbiamo proposto un pò di musica da ballo, e come previsto sono scappati tutti. Con quei pochi che sono rimasti fuori dal teatro abbiamo scambiato un pò di chiacchiere, e alla fine siamo rimasti solo noi.

Riunione e prove del musical (ancora solo il corpo di ballo); io sono rimasto dietro le quinte a cazzeggiare e parlare del più e del meno con ciccio e paolo. Alle tre ero a nanna.

Day three, 22 giugno 2007

La giornata è cominciata al solito modo: sveglia alle 8, mezz’oretta di colazione (bella abbondante) e alle nove in spiaggia. Abbiamo dovuto affrontare il problema dell’ormeggio della barca grossa: non potendo usare la boa già posata per i problemi visti ieri siamo saliti sul pattino e abbiamo scandagliato il fondale alla ricerca di un miglioe corpo morto (nel senso nautico del termine è “un grosso peso di cemento posato sul fondo per legarci le barche”, non un cadavere). Trovatone uno è sorto il problema di legarci una cima: di cime ce n’erano infatti tre o quattro, tutte belle ingarbugliate sul fondo che formavano un gomitolo di nodi inestricabile; maschera e boccaglio mi sono immerso di continuo per un’ora abbondante (per fortuna il fondale è solo di 5-6 metri, comunque non poco per qualcuno che non ha mai fatto il sub in vita sua). Alla fine sono riuscito, cn fatiche immani, a sbrogliare il gomitolo: ho recuperato una bella cima (che verrà utile in futuro) e ne ho trovata una bella e saldamente legata al corpo morto, e quindi ottima per l’ormeggio; ci abbiamo attaccato una boetta di posizione e ora abbiamo l’ormeggio ottimo per la barca.
Nel frattempo su richieste pressanti ho dovuto mettere in acqua un laser singolo, a disposizione di chiunque ne fosse capace (mera speranza). Infatti, proprio mentre mi stavo beando della mia boa nuova, sono arrivati tutti di corsa gridando alla tragedia: semplicemente una persona (sulla sessantina, direi, quindi non un giovincello) nel rientrare ha sbagliato manovra e si è tirato la barca in testa, prendendosi una bella bomata sul cranio. Per fortuna ho poi appurato che si trattava di un semplice taglietto, ma come si sa la peculiarità di un taglio in testa, anche il più innocuo, è buttare un sacco di sangue. Infatti il tipo si è presentato ricoperto di sangue, una scena tipo alba dei morti viventi; in realtà molto tranquillamente ho preso la cassetta del pronto soccorso, mi sono messo i guantini di lattice e poi con una garza gli ho tamponato la ferita fino a quando ha smesso di sanguinare; un pacchetto di ghiaccio istantaneo ha impedito il nascere di un bernoccolo enorme. Fortunatamente poi tra gli ospiti accorsi ce n’era uno che si è scoperto essere un medico (in incognito) che gentilmente ci ha dato supporto. Comunque è andato tutto tranquillo ed è finito con una risata.
Come ultima nota di questa mattinata intensa l’arrivo della guardia costiera per un controllo di routine alla spiaggia: per fortuna era tutto in ordine e Marzia, la bagnina, se l’è cavata bene rispondendo a tutte le domande che le hanno fatto. E anche questa è andata bene, l’anno scorso ci hanno rotto le scatole per mezza giornata e hanno cavillato su ogni piega nascosta del regolamento!!
Fine della mattinata, rientro dalla spiaggia e pranzo. Poi il gioco caffè: stavolta l’abbiamo fatto io e max, per sua gentile proposta. Ero un pò preoccupato, dato che conurre il gioco non è una sciocchezza e sono un pò arrugginito, ma alla fine ho sfoderato il mio cavallo di battaglia (il gioco del coffare) ed è andato tutto benone. Sono ancora in forma!
Un’oretta di pausa per telefonate a casa e aggiornamento diario.
Al pomeriggio il vento si era alzato fino a 14-16 nodi, una velocità non certamente elevata ma al limite del laser 16: con l’attrezzatura vecchia e la barca carica di gente inesperta il governo diventa difficoltoso, almeno per quanto riguarda le manovre di partenza e arrivo (le più critiche); in fin dei conti, ci pagano anche per non rischiare di fare male a qualcuno o anche semplicemente fargli prendere paura, le conseguenze ptrebbero essere nefaste. Ero indeciso, ma poi ho visto Paolo tranquillo e non ho più avuto dubbi: in 10 minuti la barca era armata e il primo gruppo per l’escursione era già in attesa. Trasbordo in gommone (ovviamente a remi, dato che il mezzo non è ancora stato sistemato a dovere). Ci siamo fatti un bel giretto, poi abbiamo riportato a casa (tra una battuta e l’altra) gli ospiti. Il secondo giro era un pò più affollato, quindi ho voluto mettere alla prova Paolo facendogli fare l’escursione da solo; non mi ha naturalmente deluso: partenza ottima, navigazione tranquilla e rientro regolare. Unico problema (non per colpa di Paolo ma dell’attrezzatura stagionata) nell’ammainare la randa per riporla per la notte uno dei ganci di sostegno di è incastrato a mezz’albero, di fatto bloccandola a metà. Una situazione potenzialmente pericolosa (il vento faceva sbandare parecchio la barca) che ha richiesto una soluzione estrema: abbiamo abbattuto l’albero (un bel manovrone, dato il vento e le onde), abbiamo sbloccato il gancio a calci e abbiamo rimesso tutto a posto. Tempo totale: una ventina di minuti, praticamente un’opera d’arte!
Siamo poi tornati in appartamento; doccia e cambio (stasera jeans e polo rosa (!!!!)). Cenetta e preparazione alla serata. E’ stata una serata diversa dal solito: l’animazione ha fatto spazio alla partita dell’Italia (quarti di finale dell’europeo, Italia-Spagna). Abbiamo allestito il mega schermo con proiettore e ricevitore digitale terrestre (attimo di panico di Ciccio che a un certo punto si è accorto che l’antenna non funzionava; mentre già pensava al linciaggio della folla abbiamo approntato una soluzione alternativa e ce la siamo cavata).
La partita è andata per le lunghe e ha catalizzato l’attenzione del 95% del villaggio. Io un pò l’ho seguita, un pò sono stato in giro a fare chiacchiere con la gente rimasta fuori. Alla pausa tra primo e secondo tempo abbiamo sfoderato una boccia di sangria che abbiamo distribuito, tra una battuta e l’altra, a tutti i presenti. Quando siamo arrivati ai calci di rigore (ancora 0 a 0, una sofferenza interminabile) eravamo tutti dentro a gridare. Purtroppo la partita è finita male, e gli ospiti se ne sono andati a dormire mogi mogi. Peccato.
La serata per noi non era ovviamente finita: dopo la solita riunione il corpo di ballo si è tuffato sulle prove del musical, mentre noialtri ce ne siamo starti dietro le quinte. Io e Paolo abbiamo avviato il progetto di scrivere una piccola dispensa di vela, che servisse a lui come promemoria ed eventualmente anche essere distribuita agli ospiti interessati. Purtroppo un guasto a computer ci ha costretti a fermarci a metà, riprenderemo domani. In più la stanchezza ci ha sorpresi e colpiti duramente, e alla fne ci siamo trovati io, Paolo e ciccio dietro le quinte a guardare video di vela e barche su youtube.
Alla fine le prove sono finite e siamo tutti andati a nanna, stanchi morti.

Day two, 21 giugno 2007

Sveglia alla solita ora (8), abbondante colazione e tutti giù n spiaggia! Fin da subito si è visto che c’era poco vento, quindi abbiamo optato per rimandare l’uscita in barca e piuttosto dedicarci alla manutenzione della spiaggia;; in particolare dovevamo uscire ad assicurare il corridoio di sicurezza, ovvero una fila di galleggianti a una decina di metri dalla spiaggia che delimitano la zona di sicurezza per i bagnanti nonchè lo spazio dedicato esclusivamente al passaggio delle canoe. O meglio, avremmo dovuto, dato che quando ormai eravamo già pronti a partire con maschera e cime è arrivato un lunatico fuori di testa perchè voleva a tutti i costi uscire in barca. Il classico pirla che si crede un esperto, con l’aggravante che era pure ingiustificatamente incazzato e gridava, col volto paonazzo. Per gli animatori è una situazione da “allarme rosso”, dato che un ospite lunatico e un pò cazzone come quello può in men che non si dica scatenare un putiferio e rovinare l’atmosfera in spiaggia. Ci siamo dunque messi in tre a farlo ragionare, ma quando si è messo a criticare anche il modo con cui abbiamo ormeggiato la barca e cose simili non ci ho più visto, mi sono messo davanti e gli ho detto che è stata una mia decisione per motivi di sicurezza dall’alto dei miei 16 anni di esperienza di vela, con lo sguardo duro; gli ho pure spiegato con parole semplici tali motivi, tanto che alla fine non ha più potuto dire nulla e si è limitato a  continuare a bofonchiare; il problema era tutto nel fatto che voleva uscre (nonostante il poco vento e la conseguente noia potenziale) solo perchè aveva visto che partiva il corso di windsurf dei bambini. “Eh, insomma, come può essere che c’è vento per i windsurf e non per la barca a vela?”. “Imbecille, non vedi che i bambini sono in acqua fino alla cintola a provare l’equilibrio sulla tavola senza vela, che cazzo di vento ci vuole per questo?” ho pensato, ma non c’è stato verso di farlo ragionare (come prevedibile). Per tagliare la testa al toro ho optato alla fine per concedergli l’agognata uscita in barca e rimandare i lavori in spiaggia. Alto prolema: il motore del gommone, che da giorni ci da problemi (probabile carburatore sporco) alla fine ha dato forfait, e i responsabili della manutenzione se la prendono molto, molto, molto comoda. Ci è toccato quindi far salire gli ospiti e poi remare (che tristezza) fino alla barca. Ho dato (come da regolamento) il giubbutto salvagente all’equipaggio: tre ospiti l’hanno indossato senza fiatare, il lunatico l’ha subito posato in un angolo; gliel’ho raccolto e gli ho gentilmente detto che sarebbe obbligatorio, e lui per tutto canto l’ha appoggiato altrove; normalmente su queste cose non transigo mai (anche per principio) ma in questo caso ho lasciato stare per evitare altre reazioni inconsulte. Per il resto l’uscita è andata tranquilla: il vento a tratti calava a zero (lasciandoci immersi in un’afa spaventosa), a tratti saliva uno spiffero che quantomeno ci rinfrescava. Il lunatico ha continuato a mettere le mani dappertutto per tutto il tempo (cazzare la randa mentre paolo tentava di lascare, mettere mano al timone disturbando le manovre) tanto che per farlo felice alla fine gli abbiamo fatto portare la barca per una bella mezz’ora. Quando ho visto questo omone sulla sessantina cominciare a sorridere e scherzare mi è passata un pò l’incazzatura: in fin dei conti la nostra missione nonchè più grande soddisfazione e fare felice la gente; però, ragazzi, certe volte è una fatica!!
Con questa uscita si è conclusa la mattinata. Rientro, mezz’ora di cazzeggio, pranzetto leggero e due orette dedicate a telefonata morosa, aggiornamento diario e pisolino ristoratore; infatti pare che stasera dopo lo spettacolo usciremo tutti insieme, e in questi casi non si torna mai troppo presto!
Dopo un breve ma significativo pisolino sono tornato in spiaggia, alle quattro. L’attività per fortuna si è svolta nel modo stabilito: grazie a un vento favorevole abbiamo subito iniziato i giri in barca e siamo riusciti a farne due, con nessun inghippo e grande soddisfazione dei fortunati ospiti. Come ulteriore nota positiva ho visto il responsabile del gommone accingersi alla riparazione, quindi sono fiducioso di trovarlo pronto per domani. Come nota negativa siamo stati costretti alla fine dei giri a tirare in spiaggia il nostro barcone (con grave fastidio alle nostre schiene): la direzione anomala del vento lo spingeva (pur sempre legato all’ormeggio) in una posizione tale da disturbare una delle barche ormeggiate al nostro molo, e per evitare problemi, mugugni o la concreta possibilità di doverci precipitare a spostarlo all’ultimo abbiamo optato per tagliare la testa al toro e levarlo dai piedi subito.
Ritorno all’appartamento, doccia, vestiti “free” e cena. Poi la serata: per la sera era prevista serata varietà, ovvero un misto di coreografie e alcuni sketch di cabaret. E’ venuta bene, anche se la gente, come al solito in questo villaggio, alle 10 e mezza ha iniziato a lasciare la sala (dopotutto molte sono famiglie con bambini piccoli, è comprensibile). Dato che sono qui da poco e non ho potuto prepararmi per alcun pezzo non ho preso parte all’attività, e mi sono quindi riciclato come cameraman filmando il tutto con la videocamera di ciccio (il quale ho scoperto avere degli spettacolari video dell’anno scorso, in particolare delle mie performances teatrali nelle vesti del cattivo come non mai Frollo). Peccato che la batteria sia terminata 10 minuti prima della fine dello spettacolo, mannaggia!
Dopo la conclusione della serata e la buonanotte agli ospiti la cattiva sorpresa: il direttore era irreperibile e con lui le chiavi del pulmino del touring, l’unico mezzo che ci avrebbe potuto permettere di scendere in paese. Disdetta e dolore: e adesso a mezzanotte chi ha voglia di dormire? Per giunta i miei compagni di camera si sono arrangiati con passaggi e altre attività serali interessanti, lasciandomi in balia della noia più totale; ho pensato di farmi un giro a piedi in spiaggia, ma ho fatto il giro delle camere in cerca di compagnia trovando solo ragazze sbadiglianti in pigiama, e ho rapidamente desistito. Morale della favola sono qui solo soletto in camera in pigiama a scrivere il mio diario al computer; dopodichè, in mancanza di QUALUNQUE alternativa (e ci ho pensato su a lungo), non potrò far altro che andare a dormire, con l’unica consolazione di tentare di recuperare qualche ora di sonno (merce preziosa da queste parti).

Day one, 20 giugno 2008

Sveglia di buon mattino, mi hanno consegnato la divisa (decisamente meno ridicola di quella dell’anno scorso), colazione e alle nove in punto giù in spiaggia. Ho preso subito a cuore il laser 16 (la barca più grossa che abbiamo, quella per fare scuola e accompagnare i turisti a fare crociera, e per questo MOLTO richiesta). Messo in ordine qualche dettaglio (Paolo, il velista ufficiale di quest’anno, aveva già armato tutto correttamente, e questo mi ha risparmiato qualche seccatura), ed è sorto il problema di dove piazzare la barcona (portarla in spiaggia tutte le sere è una mazzata!). Maschera e boccaglio, ho fatto con il mio collega il primo tuffo di stagione per studiare un modo per predisporre una boa di ormeggio per l’imbarcazione. Pare che ora funzioni, anche se dovrò chiedere conferma al marinaio ufficiale dell’arcipelago, l’inossidabile Luigi che tutto vede e tutto può. Abbiamo ormeggiato la barca alla boa (con qualche numero di equilibrismo causa gommone che sul più bello decide di spegnersi, ARGH!), e abbiamo pure fatto il primo recupero di stagione (un bambino uscito in windsurf ma non in grado di risalire a dovere il vento per rientrare, normale amministrazione).
A quel punto era ora di pranzo: accoglienza ospiti (mai dire “clienti”) fuori dal ristorante, pranzetto rapido intrattenendo i commensali al mio tavolo da buon animatore rompiscatole ma in fondo simpatico, e comunque sempre discreto e rispettoso. Dopo pranzo ho dovuto preparare (col fiato sul collo) una lista di materiale mancante, che il direttore del villaggio si è impegnato a procurarci. Poi una meritata ora di cazzeggio, all’ombra e col vento in faccia (bellissimo) a fare una telefonata alla mia bella e scrivere un pò di diario di questa allucinante giornata. Meno male che mi sono prtato il mio piccolo ma sincero asus eee, così posso scrivere e, se come mi dicono abbiamo la rete wireless, magari pure mettere online questi racconti.
Alle quattro riapre l’attività in spiaggia, e io naturalmente sono già sul luogo. Dopo sver sistemato qualche faccenduola arriva il pezzo forte della giornata: l’uscita di collaudo col laser 16. Io e paolo (che oggi dovrò istruire sulle finezze della manovra a vela) ci imbarchiamo sulla barca ormeggiata al largo (da segnalare il rocambolesco passaggio che ci ha dato max dalla spiaggia alla barca sul pattino del bagnino). Inizio a spiegargli i dettagli: metti il fiocco così, metti il timone così, dai questi ordini, sistemi questo, controlli quello, e in men che non si dica siamo già partiti! Un buon vento, saranno stati 12-14 nodi, onda pressochè nulla e via! Abbiamo navigato tutto il pomeriggio, e abbiamo parlato del modo migliore per organizzare l’attività sulla spiaggia. Abbiamo anche fatto (in realtà ha fatto lui, io mi limitavo a dargli qualche suggerimento) 4 rientri e uscite consecutive, per verificare per bene la manovra; tutto è andato liscio come l’olio, perfetto! Ciccio e max sono usciti per vedere come andavamo, e ci hanno anche ripreso con la telecamera dal pontile.
Piccolo imprevisto mentre stavamo per finire il nostro giro: il gozzo di legno di millemila tonnellate che porta i turisti in visita all’arcipelago ha avuto un guasto al motore, e quindi non è stato in grado di terminare la manovra di avvicinamento; il gommone è immediatamente partito nel vano tentativo di rimorchiarlo controcorrente, ma alla fine si è optato per gettare l’ancora e riportare i naufraghi a terra col gommone. Che figura! :-)
Comunque è stata una giornata pienissima e totalmente soddisfacente. Mi sono fatto la doccia, cambiato (oggi è la serata “free”, quindi niente divisa) e mi sono diretto verso il ristorante.
Un pò di cazzeggio e di intrattenimento in attesa chei tavoli si popolassero; ho consumato una cenetta leggera a base di pesce spada e patate al forno. Dopo cena con i soci ho iniziato a torturare gli ospiti che mi capitavano a tiro alla ricerca di volontari per la serata, il famigerato karaoke! Scarsa partecipazione, ma meglio di nulla: con un paio di pezzi cantati da ciccio e max più un altro paio di facezie, con i pezzi cantati dagli ospiti hanno riempito una serata degna. Grande scalpore ha suscitato il revival del nostro tormentone dell’estate 2007: ho preso da parte max e gli ho spiegato il piano; poi, al termine della canzone, ci siamo fiondati sul palco facendoci largo tra la folla e gridando “è arrivato, è arrivato!!”. Una volta sul palco, nella perplessità generale e alla domanda dell’ancora più perplesso ciccio “chi?”, ho tirato fuori una bustina presa al bar e, mentre le luci si accendevano tutte insieme, ho gridato “zucchero!!!”. Dopo un attimo di perplessità la folla ha iniziato a ridere.. che figata!!
La serata è terminata con apprezzatissima distribuzione di anguria offerta dalla cucina. Il dopo serata ha invece previsto le prove delle coreografie da fare nel varietà del giorno dopo più la continuazione della preparazione del corpo di ballo per il musical. Che giornata pienissima!!! Sto morendo di sonno!