Filosofia del file sharing

File sharing: argomento estremamente controverso, sul quale ciascuno ha la propria opinione e circa il quale il 98% della gente non sa di cosa parla. Mi piacerebbe contribuire ad entrambi i punti dando la mia personalissima opinione e cercando di spiegare un pò come stanno le cose, con l’obiettivo di dissipare un pochino la cortina di ignoranza e pregiudizi sulla faccenda.

Innanzitutto: il filesharing non è illegale. Scambiarsi files (dati, film, musica, compiti di scuola) non è di per sè illegale, nè tantomeno una cosa sbagliata. Diffondere materiale protetto da copyright senza l’autorizzazione del proprietario dei diritti è invece ovviamente illegale e vietatissimo dalle leggi di qualunque paese al mondo.

Perchè il filesharing non è sbagliato? Perchè io con la mia roba (sottolineo: la MIA roba) posso farci quello che voglio. Se voglio scambiarla mediante torrent o p2p devo essere libero di farlo, senza che qualche fottuto ISP si possa prendere il diritto di filtrare il mio traffico; se così fosse, tale ISP danneggerebbe il mio diritto di esprimermi (credo sia un diritto inalienabile riconosciuto da qualunque forma di diritto nazionale e internazionale); non dimentichiamo inoltre che internet serve proprio a questo!

Perchè il filesharing non solo non è sbagliato ma è addirittura giusto (almeno secondo i più)? Perchè lo scambio e la diffusione di conoscenze è la base della crescita di ogni società civile; correggetemi se sbaglio. Una società che non permette lo scambio di idee e scoperte è una società medievale, oppure l’Iran, e non vorrei vivere in nessuna delle due. Invece una società che promuove il libero fluire di informazioni è una società giusta, paritaria, orizzontale e destinata a crescere e prosperare. Perchè se le notizie fluiscono nessuno può nascondere magagne.

Se vi piace l’idea vi consiglio di sfogliare questo sito: wikileaks.com. Al momento il sito non può essere raggiunto mediante il suo nominativo, il quale è stato preventivamente sequestrato da una corte statunitense in seguito alla voce grossa fatta da una banca; tale banca su tale sito si è ritrovata le prove di traffici con le isole Kayman e pulizia di denaro sporco fatte a suo nome, e la cosa non è piaciuta troppo. Ma siccome sono a favore della libertà d’espressione e contrario alla censura, vi suggerisco di puntare il vostro browser all’IP del sito, che al momento è ancora in piedi: 88.80.13.160. Troverete degli spunti interessanti, che vi aiuteranno a capire come il fluire delle informazioni possa aiutare a salvare la nostra società.

Per quanto riguarda invece le opere protette da diritto d’autore il discorso è diverso: è opinione comune che in questo caso non si tratti di salvare la società ma solo di vedersi un film senza pagare il dvd o sentire un concerto senza pagare il biglietto. Tali pratiche sono naturalmente esecrabili, ma permettetemi di fare qualche precisazione.

Il filesharing non danneggia così tanto gli artisti come le lobby vorrebbero farci credere; anzi, a volte li aiuta. Perchè? Prima di tutto smontiamo qualche cifra: le major ci dicono che gli artisti subiscono un danno di N milioni di euro all’anno a causa del filesharing. Io invece vi dico che tale perdita è nettamente inferiore: le perdite sono calcolate sulla quantità di files che circolano su internet e sul costo dei CD (o DVD, se parliamo di film); ciò è ridicolo, poichè solo una minima parte di coloro che hanno scaricato un cd ne avrebbero comprato una copia originale (la maggior parte dei download sono giusto per qualche ascolto, i veri fan i cd li comprano originali e li tengono esposti in salotto). Inoltre per ogni 20 euro che paghiamo un cd in tasca agli autori ne finiscono si e no 3 o 4; si vede dunque che il filesharing non è certo una buona azione nei confronti degli autori, ma non li sta certo mandando sul lastrico. Quello che sta distruggendo la musica e il cinema è l’industria e le milioni di persone che ci mangiano attorno (dico SIAE giusto per fare un nome). E il filesharing sta mandando LORO sul lastrico, ma in effetti la cosa non mi fa venire da piangere.

Viceversa, il filesharing può essere un’arma vincente se usato come pubblicità. Se mi trovo di fronte a un gruppo sconosciuto ci penso su due volte prima di pagare 20 euro un cd di musica che potrebbe non piacermi; se invece ho la possibilità di ascoltare prima qualcosa, beh, se poi il cd mi piace me lo compro! Piccoli gruppi sono diventati famosi grazie a questo, è innegabile. Ancora una volta le case discografiche sono le uniche che ci perdono. Stessa cosa per i film: se un film mi capita sott’occhio e scopro che mi piace, mi compro il DVD per guardarmelo in alta qualità nel salotto di casa mia, non mi accontento certo di un filmato a bassa qualità scaricato dalla rete!

Il sunto di questo post è riassumibile in poche parole: scambiare materiale è giusto, scambiare materiale protetto da copyright è sbagliato e illegale, ma non quanto la propaganda ci spinge a credere per interesse. Quindi quando qualcuno vi dice che chi scambia materiale protetto da copyright è un eroe oppure un delinquente, beh, soppesate bene quello che sentite e non affidatevi a una sola campana. E riflettete sul fatto che ogni cosa ha i suoi pro e i suoi contro.

Quindi voglio concludere facendomi una grossa risata alle spalle delle major: insomma, ormai le hanno provate tutte per fermare questo fenomeno, e hanno sempre miseramente fallito. L’ultima trovata è il fastidiosissimo spot che mettono al cinema prima di ogni proiezione, in cui si paragona chi scarica un film da internet con chi ruba borsette o taccheggia nei supermercati. Ma dico: avete perso completamente il senso della realtà? Fatevi un giro su I Wouldn’t Steal!

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2 risposte a Filosofia del file sharing

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