Anime in Italia

Sappiate che sono un appassionatissimo cultore di anime, ovvero i “cartoni animati” giapponesi. Ne ho visti milioni, e nn me ne stanco mai.Però ho un problema: sono italiano. Ovvero vivo in un paese in cui l’animazione giapponese è relegata a ruolo di intrattenimento per bambini, e viene di conseguenza filtrata in modo tale che solo le serie più infantili raggiungano i nostri teleschermi o anche solo la distribuzione; quando siamo particolarmente fortunati, qualche anime un pò fuori dagli schemi viene fiutato con interesse commerciale da qualche emittente un pò più avveduta che provvede a trasmetterlo, ma comunque in modo non continuativo e spezzettando le serie a caso (avete mai guardato Neon Genesis Evangelion su MTV?). E ciò rappresenta un circolo vizioso, poichè genera nell’italiano medio e nella sua percezione della cultura giapponese la convinzione che gli anime siano sciocchi cartoni per bambini o al più trasmissioni di dubbio gusto con qualche mutandina in vista, e di conseguenza questa forma di intrattenimento stenta a decollare.

Ma il vero Anime è qualcosa di più, anzi, è MOLTO di più. L’Anime è un mezzo espressivo che nella sua patria ha lo stesso seguito e la stessa potenza espressiva che riscontriamo nei migliori film di Hollywood e nelle migliori fiction nostrane; a questi “cartoni animati” vengono spesso riservati budget di produzione superiori a quelli delle migliori produzioni americane, vengono ingaggiati i migliori disegnatori e sceneggiatori; per i giapponesi un anime è quello che per noi è un film. In tutto e per tutto. In giappone ogni anno nascono decine di anime che non hanno nulla da invidiare alle blasonate produzioni della Dreamworks.

Contrariamente a quanto potremmo mai sognare noi italiani, abituati come siamo a considerare la produzione animata come un qualcosa destinato solo a un pubblico al più adolescente, gli anime possono anche essere veri e propri film, possono contenere anche violenza (orrore&sciagura) e sangue a fiotti, ma anche tematiche estremamente complesse e certamente non dedicate a bambini: etica, morale, filosofia, religione, vita, e chi più ne ha più ne metta.

Anime come Neon Genesis Evangelion, che tratta del significato intrinseco dell’esistenza in un crescendo di misteri e cospirazioni fino a concludersi con la riflessione sul fatto che il mondo come lo conosciamo oggi meriti davvero di esistere. Anime come Ghost in the Shell, che indagano sul significato di “essere umano”, in un futuro in cui vita e tecnologia si fondono a tal punto che un cyborg si chiede se davvero è rimasto un essere umano mentre un costrutto artificiale sviluppa una consapevolezza tale da pretendere di essere considerato un essere senziente. Anime come Planetes, che mostrano uno spaccato fedele e scientificamente inappuntabile della vita e del lavoro nello spazio, con abbondanti digressioni sul fattore umano e sulle difficoltà psicologiche di questo ambiente ostile. Mi fermo qui, ma potrei andare avanti per ore. In ogni caso se volete prova delle mie affermazioni e moltissimo altro ancora vi consiglio di rivolgervi alla onniscente Wikipedia.

Purtroppo però non è facile essere appassionato di anime e italiano. La cosa senz’altro più fastidiosa è senz’altro il malcelato disprezzo della gente che mi circonda che non risparmia sguardi di compatimento mentre mi vede davanti al computer intento a “guardare i cartoni animati”. Ma a quello posso soprassedere, dato che si tratta di atteggiamenti dettati da ignoranza (come spiegato in precedenza). Al secondo posto ci sono le difficoltà di procurarsi gli anime:

  • non vengono tradotti in italiano;
  • non vengono distribuiti in italia, costringendo l’utente verso il costoso mercato d’importazione;
  • quei pochi che arrivano agli scaffali italiani costano un botto, e spesso è impossibile ricostruire le serie complete (gli anime sono praticamente sempre strutturati come un’unica storia che prosegue lungo tutti gli episodi di una serie, quindi trovare “qualche episodio qua e là” è inutile).
  • quei pochi che vengono trasmessi da reti mainstream sono pesantemente censurati fino a stravolgerne il significato, i contenuti e le tematiche, per adattarli al pubblico bigotto italiano.

Quest’ultimo punto è il più fastidioso. La censura colpisce ovunque, in particolare sulla rete italiana per eccelenza per l’animazione: Italia 1. Vengono stravolti nomi, storie, vengono tagliate scene intere perchè troppo “forti”, vengono modificati i dialoghi, cose così. Esempio:

  • Titolo originale: The Slayers (letteralmente “I Massacratori”);
  • Titolo mediaset: Un Incantesimo Dischiuso tra i Petali del Tempo per Rina (letteralmente “cartone idiota”).

Vi garantisco che il cartone in sè è decisamente fiko, ma con un titolo del genere ci vuole un bel pelo sullo stomaco per iniziare a guardarlo e parlarne agli amici. Vi lascio un bel link di un sito che racconta di come un cartone del genere ha potuto subire da parte della censura mediasettiana una tortura che non esito a definire spregevole.  Non parliamo poi del massacro dei Cavalieri dello Zodiaco, ma questo argomento merita un post intero, quindi ci lavorerò in futuro.

Per ora mi fermo qui sennò mi agito. L’unica cosa che posso aggiungere prima di lasciarvi è: non disprezzate gli anime se non ne avete mai visto uno serio. Uno di quelli veri, non di quelli realizzati per un pubblico di bambini preadolescenti. Provateci, non è uno sforzo così atroce. Male che vada avrete perso qualche ora di tempo, ma almeno avrete conosciuto una cultura tanto bistrattata in Italia. E la conoscenza, come già ho scritto in numerosi post passati, è sempre qualcosa di positivo.

Non bisogna essere bambini per adorare gli anime. Andate in un negozio di dvd e cercate i primi episodi di “Neon Genesis Evangelion”. E poi ditemi se ne è valsa la pena.

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3 risposte a Anime in Italia

  1. Pedro ha detto:

    NGE è semplicemente un opera d’arte, e ti ringrazio di avermeli fatti scoprire ancora anni fa. Mi stai facendo voglia di rivederlo!!

  2. Pingback: Anime Home Planet Blog » Blog Archive » Anime in Italia

  3. Davide ha detto:

    Il post è molto vecchio, ma io rispondo lo stesso, non si sa mai.
    In generale è un post che condivido in pieno. Tuttavia quando scrivi: “L’Anime è un mezzo espressivo che nella sua patria ha lo stesso seguito e la stessa potenza espressiva che riscontriamo nei migliori film di Hollywood e nelle migliori fiction nostrane; a questi “cartoni animati” vengono spesso riservati budget di produzione superiori a quelli delle migliori produzioni americane, vengono ingaggiati i migliori disegnatori e sceneggiatori; per i giapponesi un anime è quello che per noi è un film. In tutto e per tutto. In giappone ogni anno nascono decine di anime che non hanno nulla da invidiare alle blasonate produzioni della Dreamworks.” temo che tu stia grandemente sovrainterpretando.
    Anche in Giappone l’animazione è Largamente per ragazzi o bambini. E sì, anche in Giappone, se un adulto guarda un anime, ti assicuro che viene considerato “un po’ strano” eccome. Il fatto che Evangelion sia un grandioso anime non significa che non sia un’opera che comunque è destinata a un pubblico adolescente e ad esso si rivolge.
    Questo per dire che: 1) gli anime non hanno assolutamente lo stesso riscontro e lo stesso seguito dei film. I lavori dello Studio Ghibli fanno eccezione, poiché si tratta di una artigianeria che ormai ha un valore culturale che può permettersi di ignorare l’età dello spettatore. Il che non significa che Ponyo sia un film per adulti, neanche un po’. E dunque, no per i giapponesi un anime è un anime, e un film è un film. Un adulto, “non dovrebbe” guardare anime.
    2) scrivi: “e la stessa potenza espressiva che riscontriamo nei migliori film di Hollywood e nelle migliori fiction nostrane;” e ti do ragione, tuttavia in senso negativo. La maggiorparte degli anime commerciali, infatti, non valgono proprio niente (la lista sarebbe bella corposa) esattamente come, in effetti, la maggior parte dei film di Hollywood non vale proprio niente, per non parlare delle fiction nostrane. Non elevare gli anime a una sorta di “arte”, eleva le opere che meritano. Heidi vale più che Twilight, grazie a dio.
    3)scrivi: “a questi “cartoni animati” vengono spesso riservati budget di produzione superiori a quelli delle migliori produzioni americane” Non so a cosa ti riferisci, ma direi no, mai. Nemmeno i film dello Studio Ghibli. Un rapido confronto: La città incantata: 23$ milioni circa. Cars: 120$ milioni circa🙂
    4)Quanto all’ultimo punto: beh, in effetti la Dreamworks ha fatto poco o nulla di buono, quindi certamente ci sono parecchi anime che hanno poco da invidiare. Se parliamo della Pixar, invece, temo che il campo si restringa allo Studio Ghibli, a Hosoda, Kon e Shinkai.

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