Due giorni (e una notte) sul lago di Como

Questo weekend sono stato a Dervio (lago di Como), presso la sede del centro velico “Orza Minore”, per assistere in qualità di ufficiale di regata alla “Lario X 2”, manifestazione velica su un percorso crociera di 50 miglia aperta a tutte le classi, con la particolarità che gli equipaggi dovevano essere in ogni caso limitati a due persone.

Sabato mattina mi sveglio di buona lena, alle otto sono già in macchina. Sbaglio strada un paio di volte (quindi sono nella media), ma comunque per le dieci ho già trovato parcheggio e sono arrivato al circolo. Il posto è molto carino: un sacco di spazio, un sacco di volontari (tutti con la loro bella maglietta della regata), una segreteria efficiente, ben quaranta equipaggi desiderosi di iscriversi all amanifestazione. Appena mi presento mi viene subito mostrata la mia branda (che purtroppo non avrò molte occasioni di sfruttare a dovere🙂 ), e così scopro che il circolo dispone anche di un ottimo servizio di foresteria, a disposizione dello staff di volontari che seguiranno la regata. Mentre sospiro pensando che una volta il mio circolo era esattamente così, una simpatica ragazza dello staff mi propone un caffè che accetto di buona lena.

Mentre il bollitore è sul fuoco arrivano gli altri due giudici assegnati come me alla regata: due minuti per i convenevoli e poi con l’organizzazione del circolo si procede a preparare il piano di battaglia. Decidiamo una breve variazione del percorso di regata e pubblichiamo il comunicato all’albo ufficiale, e iniziamo a controllare che le bandiere siano in ordine. Alle ore 12 si tiene un breve briefing per i partecipanti, più che altro una formalità.

Usciamo con la barca comitato e prepariamo la linea di partenza, mentre il resto dell’organizzazione del circolo si è già mossa per andare a piazzare le boe di percorso. Alle ore 13.08 termina correttamente la procedura di partenza unica per tutte le classi presenti: nessuna irregolarità, possiamo già mettere in ordine le bandiere che non ci serviranno più.

Mentre i regatanti, come per definizione, regatano, io e gli altri ci rechiamo a Gravedona (sempre sul lago di Como): loro per impegni personali, io per farmi un giro e ingannare l’attesa.

Verso le sei sono di ritorno a Dervio dove mi attende una notizia inaspettata: il vento sul campo di regata si è rivelato migliore del previsto, e i primi della flotta fanno già rotta per il cancello di metà percorso. Esco con alcuni membri dello staff del circolo (tra cui tre ragazze fortissime🙂 ) con la pilotina a predisporre il cancello, e poi tra una cazzata e l’altra ci mettiamo buoni buoni a segnare i passaggi di metà percorso e i tempi (tutto questo ci servirà per verificare che tutti i regatanti siano ancora regolarmente in gara e non ci siano dispersi).

Verso le nove di sera, quando ormai l’assideramento ha raggiunto l’ultimo stadio un pò per tutti e i passaggi iniziano a diradarsi (gli ultimi sono ormai irrimediabilmente ultimi in una zona di lago dove non c’è più vento, mentre i primi hanno trovato la corrente buona e stanno quasi terminando anche la seconda metà del percorso!), veniamo raggiunti dagli altri due giudici; ne approfitto per farmi dare il cambio, prendere il gommone, riportare a terra tre ragazze assiderate e correre a coprirmi di quattro strati di vestiario; quando mi accingo a riprendere il lago vengo però intercettato da una moka di caffè bollente: come dire di no? Sarebbe stato scortese!

Continuando tra una cazzata e l’altra faccio ritorno in barca giuria. Ormai il buio inizia a essere un problema, e iniziamo a correre ai ripari: accendere le luci della pilotina, attaccare con lo scotch (!!!) alcuni lampeggianti alla boa di metà percorso, e iniziare a fare segnali con le fotoelettriche; ogni tanto rispondere al VHF a qualche regatante che inizia a sentirsi spaesato e ci chiede “dove diamine siamo”… vabbè.. L’attenzione è sempre alta, dato che ormai i passaggi del gruppo lento si sovrappongono agli arrivi del gruppo rapido che ha terminato il percorso, e il buio rende difficile distinguere le barche. Dobbiamo spedire più volte un gommone dello staff con una torcia a leggere da vicino i numeri identificativi delle barche che passano, ma alla fine procede tutto regolarmente. Un paio di volte torno a terra a fare scorta di caffè bollente amorevolmente preparato dalle ragazze in servizio in cambusa (che figata guidare il gommone senza luci in piena notte, sperando che qualunque cosa si trovi sulla mia strada sia adeguatamente illuminata). Verso l’una passa l’ultimo equipaggio della nottata (non ne avremo altri fino alle cinque (!!) complice il vento che è crollato). Ne approfitto per tornare a terra e buttarmi in branda per un breve pisolino tra le 2 e mezza e le cinque. 

Alle cinque e mezza prendo il gommone di servizio e con gli occhi ancora chiusi riesco miracolosamente a raggiungere (ondeggiando) la barca giuria; mentre i miei colleghi tornano a terra per riposarsi un attimo mi piazzo bello bello con binocolo e tazzona di caffè e segno man mano gli arrivi (sempre più sporadici). Le ore passano lentamente e senza particolari intoppi, e grazie al cielo nel frattempo il sole è sorto e ci ha portato un bel pò di caldo. Gli arrivi terminano giusto pochi istanti prima del  limite massimo di tempo per l’arrivo, stabilito per le ore 12. Nel frattempo chiediamo per radio al circolo informazioni circa un paio di barche che non tornano all’appello, scoprendo che a metà gara si sono stufati e si sono ritirati senza dire nulla. Tipico, il regatante medio non ci arriva proprio su che il comitato di regata tiene per quanto possibile verificata la flotta per motivi di sicurezza; un giorno o l’altro quando qualcuno mi scompare senza dire nulla chiamo la guardia costiera: dopotutto potrebbe essere un’emergenza, no? Meglio non rischiare! Che ci pensi poi lui a spiegare che non ha avuto voglia di alzare la cornetta e avvisare.

Comunque a questo punto è proprio finita: torno a terra col gommone reggendo trionfale l’elenco degli arrivi, che in segreteria aspettano già smaniosi di trascrivere in bella per poterlo affiggere. Il resto è routine di ogni regata: all’una la premiazione (molto spartana, devo dire), seguita da un ottimo rinfresco (che compensa il pressapochismo della cerimonia di premiazione, direi). A questo punto la stanchezza inizia a prendere il sopravvento e il mio lavoro è ormai terminato; ragion per cui faccio un giro a salutare tutti, strette di mano e arrivederci, prendo la mia roba e salgo in macchina; autoradio a tutto volume per tentare di tenermi sveglio e via!

Sbaglio ovviamente strada un paio di volte, ma in un paio d’orette sono comodamente a casa (partendo nel primo pomeriggio ho schivato il rientro dal ponte del primo maggio). Trenta secondi dopo il mio arrivo sono già steso su un divano a faccia in giù: riuscirò a malapena ad articolare qualcosa per l’ora di cena.

Ragazzi, che esperienza! Pesante, ovviamente, ma sicuramente divertente. Chissà, magari il prossimo anno mi farò assegnare di nuovo a questa regata. Chissà…

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