Day four, 23 giugno 2008

La mattina è iniziata tranquilla: sveglia, colazione e giù in spiaggia. Abbiamo armato il laser 16 ed è iniziata subito la prima escursione; stavolta se n’è occupato direttamente Paolo, così io sono potuto rimanere in spiaggia a tener d’occhio il laser singolo su cui era uscito il signore di ieri col nipotino. Ero pessimista, ma in realtà se l’è cavata bene. Meno male, senza gommone mi riesce un pò difficile fare assistenza.

Mentre Paolo era fuori, ne ho approfittato per farmi anche io un giro in laser singolo; ho fatto un paio di passaggi radenti al laser in escursione, scambiato quattro battute e me ne sono tornato indietro. Ho preparato il secondo laser (con questo abbiamo tutte le barche che ci servono per tutta la stagione, direi).

A un certo punto un’altro ospite è voluto uscire. Gli ho chiesto 10 vlte se era capace, e lui mi ha risposto sempre di si. Naturalmente sapevo che nn era vero, ma come animatore purtroppo non posso vietargli l’uscita, al massimo tenerlo d’occhio. Cosa che ho fatto, l’ho visto partire a fatica (ho dovuto gridargli le istruzioni per uscire, mentre tutta la spiaggia ci guardava), ribaltarsi 3 o 4 volte e rientrare tipo “sbarco in normandia”, ovvero come un missile. Meno male che Marzia ha allontanato la gente dalla zona di rientro. E si che gli avevo proposto di riportare io la barca a casa, ma lui era tutto convinto e non c’è stato nulla da fare.

Comunque nulla di rotto, solo un pò di spettacolo. Abbiamo chiuso la spiaggia per la pausa, siamo risaliti e abbiamo pranzato. Nella pausa successiva ne ho approfittato per fare un pò di bucato a mano e aggiornare il diario.

Pomeriggio con venticello teso, per stare tranquilli decidiamo di non uscire in escursione con il laser 16 (con tanto vento diventa difficile da manovrare, nel dubbio meglio non correre rischi). Paolo ne approfitta per andare col pattino a sistemare bene la barca e la boa d’ormeggio. Io ne approfitto per uscire in laser singolo a farmi una bella corsa e qualche evoluzione a due metri dalla spiaggia, che fa sempre scena. Quando inizio a sentirmi rilassato, ecco che spunta il personaggio (il solito) che chiede di uscire col laser singolo. In quel momento si era già messo a tentare di armere il secondo sulla spiaggia, mostrando scarsa dimestichezza, e dato che armare un llaser in mezzo al vento e in mezzo alla gente è decisamente pericoloso per i non competenti mi precipito in spiaggia, faccio uno stupendo rientro (piccolo applauso dal pubblico) e affabilmente lo invito a uscire con la mia barca. Sapevo che me ne sarei pentito, ma sapevo anche che non avevo scelta. Per giunta non avevo nemmeno il gommone operativo, mannaggia. L’uscita è stata tragicomica: due volte non è stato in grado di direzionare la barca e due volte mi sono dovuto tuffare a prenderlo al volo, girarlo e spingerlo fuori. Alla fine è ruscito a uscire, e io con le braccia doloranti me ne sono tornato all’asciutto: come piccola consolazione, gli sguardi delle persone in attesa sulla spiaggia mi lasciavano capire che si rendevano perfettamente conto della mia situazione ed erano solidali.

Nel frattempo ho tentato di mettere mano al gommone, nella segreta speranza di rimetterlo a posto per magia. L’unica cosa che ho potuto fare è stata togliere le candele: erano completamente bagnate, sintomo di carburazione errata. Fine delle mie possibilità tecniche, sigh, non mi posso mica mettere a smontare il carburatore (mille pezzi) di un motore non mio! Come ulteriore fatto simpatico è arrivato un tipo che dichiaratosi meccanico mentre mi sono voltato un istante è saltato sul gommone brontolando di carburatori sporchi e lavoretti facili: l’ho guardato dieci minuti buoni mentre col sigaro in bocca armeggiava tentanto senza successo di aprire la calotta (una leva grossa così!!!), poi gli ho suggerito (per continuare la comica) dove si trovasse questa leva. Aperto il motore, ha accennato qualcosa circa tubi staccati o filtri sporchi e se n’è andato, probabilmente per l’imbarazzo.

Mi stavo ancora gustando la scenetta quando all’improvviso vedo l’inusuale laserista approcciarsi al pontile. Sulle spine gli grido che forse è meglio che mi tuffo e faccio io la manovra di rientro; sembra pensarci un attimo, poi con fare deciso punta diritto diritto alla spiaggia affollata dicendo “ma no, ce la faccio”. Mi volto di scatto e al grido di “tutti via dalla spiaggia!!” mi precipito sulla barca che sta entrando di punta a piene vele. “se entra così tocca il fondo, si ribalta e finisce con le vele sui bambini” è il mio primo pensiero. Riesco appena a prendere la prua al volo e dargli uno strattone per girarla controvento, e con tutte le mie forze riesco a frenare il bolide e l’albero che mi stava piombando in testa (e sui bambini nelle vicinanze). La spiaggia tira un sospiro di sollievo, la bagnina (già pronta a chiamare le ambulanze, immagino) mi lancia uno sguardo sconvolto. Ignorando la fitta da strappo moscolare alla schiena, sfodero un sorrisone di fronte all’inebetito aspirante stragista nautico e riesco ad accennare qualche frase distensiva tipo “bel vento fuori, eh?”. Esaurita la dose di buonumore fasullo porto la barca in spiaggia, lego la vela e mi siedo per terra a riprendere fiato.

A parte questi episodi il pomeriggio trascorre tranquillo. Arriva l’ora di chiusura, mettiamo via tutto per bene e saliamo a fare la doccia.

Durante la cena inizio a scandagliare il pubblico alla ricerca di ospiti da coinvolgere nella serata a loro dedicata: dopo lo spettacolo dei bambini organizzato dalle ragazze del miniclub ci sarebbe stato spazio per qualche sketch di cabaret.

L’impresa si rivela assolutamente ardua: nessuno, dico nessuno voleva partecipare. Ho supplicato, domandato, minacciato e invogliato tutte le persone che ho trovato in giro, ma nulla da fare.. Fortunatamente alla fine ho raccattato due gradissimi volontari, giammaria e sergio, e d’accordo con ciccio ho deciso di fare lo sketch del tre messicani, facendo io la parrte del terzo (che deve parlare di più) e lasciando a loro le parti secondarie che prevedono poco da imparare. Con il supporto di Paolo li ho presi da parte (ormai lo spettacolo dei bambini era iniziato, non c’era molto tempo) e in quattro e quattr’otto gli ho spiegato il numero. Per fortuna hanno capito in fretta.

Alla fine dello spettacolo dei bimbi, durante la presentazione li ho portati dietro le quinte. Dovevo in qualche modo dire a ciccio che avevamo pronti gli ospiti, quindi ho scritto una cartelletta con la loro scaletta (due numeri di barzellette e freddure più lo sketch vero e proprio); a questo punto sorge il problema: non potevo mica entrare sul palco mentre ciccio parlava e portargli la cartelletta tipo “scusa se ti disturbo”; senza perdermi d’animo, mi sono messo un parruccone biondo trovato in costumeria e sono entrato sculettando da velina sul palco. Ho mandato un paio di bacini al pubblico (che era naturalmente scoppiato a ridere) e mi sono gustato per 5 secondi lo sguardo allibito di ciccio (dire allibito è dire poco), poi gli ho consegnato la cartelletta. Missione compiuta.

I numeri sono andati benissimo, il pubblico ha apprezzato i coraggiosi ospiti e pure io sono riuscito a fare bene la mia parte, nonostante non facessi quel numero dall’estate scorsa. Tutto ottimo, direi.

A fine serata abbiamo proposto un pò di musica da ballo, e come previsto sono scappati tutti. Con quei pochi che sono rimasti fuori dal teatro abbiamo scambiato un pò di chiacchiere, e alla fine siamo rimasti solo noi.

Riunione e prove del musical (ancora solo il corpo di ballo); io sono rimasto dietro le quinte a cazzeggiare e parlare del più e del meno con ciccio e paolo. Alle tre ero a nanna.

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