..e si torna a casa, sigh..

Non ci crederete, come non ci volevo credere neppure io, ma la “grande avventura” è finita ancora prima di cominciare. 10 giorni dopo, per l’esattezza. Da 10 giorni sono già in Italia, e da una settimana sono tornato a seguire lezioni a brescia. Game over.

Il perchè? E’ presto detto: dopo una settimana di ambientazione e corsi preparatori sono riuscito ad ottenere un colloquio con il responsabile dei piani di studio del SUPELEC. E così ho potuto constatare che non avrei potuto fare tre dei sei corsi che avrei invece dovuto seguire: uno era stato sospeso (dato che si trattava di un corso facoltativo), uno era stato piazzato nel secondo semestre e uno era sovrapposto con altri. Il guaio è che senza tali corsi avrei avuto ben pochi esami riconosciuti una volta tornato in Italia; ad esempio, uno di quegli esami corrispondeva a metà dei crediti di AnalisiD, e un’altro a metà dei crediti di Elaborazione Numerica. Se fossi tornato tra sei mesi in queste condizioni avrei avuto riconosciuti, nella migliore delle ipotesi, due mezzi esami, e quindi avrei dovuto fare gli “esami integrativi”. Scritti tra virgolette perchè tutti sappiamo cosa significa fare un esame integrativo, in particolare con una certa categoria di docenti: vuol dire affrontare un esame che solo nominalmente copre metà del programma, mentre in realtà è un guazzabuglio di esercizi saltati fuori da chissà dove che sembrano fissarti dal foglio e dirti “te li faccio pagare tutti, quei crediti fatti all’estero, eccome se te li faccio pagare”.

Il pensiero di perdere sei mesi e trovarmi magari a settembre dell’anno prossimo a seguire ancora i corsi più difficili dell’ultimo anno mi ha fatto prendere la decisione di rientrare. E’ vero, ho perso una grande opportunità e una grande esperienza umana, ma non potevo certo scordarmi il motivo per cui ero partito, ovvero fare esami. Non perdere un anno di università.

Rendiamoci conto, ho 25 anni. Se voglio sperare di proseguire la mia carriera scolastica devo laurearmi in fretta, molto in fretta. Se mi laureo a 30 anni non posso certo pensare di fare un PhD o un master, eccheccazzo! Ho perso sei mesi di studio all’estero, è vero, ma forse questa rinuncia mi permetterà un domani di tentare un vero scambio con l’estero, magari un master o uno stage. E questo sarebbe di gran lunga più incisivo sulla mia carriera di qualunque erasmus.

Quindi le cose sono andate così. Devo certamente ringraziare i responsabili francesi, che si sono dimostrati incredibilmente gentili e disponibili, hanno fatto il possibile per permettermi di restare da loro e quando è stato ormai chiaro che non c’erano possibilità si sono fatti in quattro per permettermi di ritornare in fretta a casa e non perdere così lezioni in Italia, aiutandomi a risolvere tutte le pratiche, in primis il contratto per l’alloggio che avevo già firmato.

Posso dire di aver trovato moltissima cortesia, preparazione e disponibilità. Molto più in quella settimana in Francia che non nei mesi che ho passato in Italia tentando faticosamente di preparare tutte le carte. Un plauso al modo in cui il resto dell’Europa valuta lo scambio con l’estero, che qua in Italia è considerato come poco più di un passatempo soggetto a infinite restrizioni da docenti forse preoccupati di perdere il loro controllo personale sulla carriera scolastica di noi studentelli.

In Francia si sono mostrati seccati, quasi disgustati, dalle pretese alla base del sistema italiano di riconoscimento dei crediti, e dalla mancanza di elasticità mentale del nostro ordinamento. E quella scuola manda numerose decine di studenti in scambio in tutto il mondo (mica solo in europa!) ogni anno, e quindi sanno come funzionano le cose. Forse dovremmo prendere esempio da loro, non vi pare?

In ogni caso ho vissuto un’esperienza comunque indimenticabile. Nei prossimi giorni se avrò tempo tenterò di scrivere le mie opinioni circa il sistema scolastico che ho avuto modo di conoscere. Ma per ora sono troppo incazzato.

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Una risposta a ..e si torna a casa, sigh..

  1. Stemby ha detto:

    Mi spiace tantissimo…

    Ti sto scrivendo proprio da Parigi, tra l’altro. Io sono mezzo disperato perché metà soggiorno è già volato via, mi immagino la tua delusione!

    Purtroppo anch’io ho dovuto fare dei calcoli simili ai tuoi: per istinto avrei una voglia matta di restare qui fino alla fine dell’anno, ma la testa mi dice che a febbraio devo proprio rientrare per finire gli studi in Italia. Però almeno 5 mesi scarsi me li sarò fatti. Ripeto, mi spiace troppo per quello che ti è capitato.

    Confermo le tue impressioni: la Francia è un grande paese, con i suoi limiti come è normale che sia, ma a livello di organizzazione e accoglienza per noi studenti qui sono anniluce davanti a noi, sono letteralmente spettacolari.

    Auguri per il tuo futuro, spero davvero che tu possa avere presto un’esperienza all’estero entusiasmante almeno quanto quella che sto vivendo io ora🙂

    Bon courage !

    Carlo

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