By the treachery of men…

“Thus ends the last battle. By the treachery of men, the field is lost. The night falls, and great is the triumph of evil“.

Le parole dell’antica profezia riecheggiano nella mia mente, si ripetono, rimbalzano e sopraffanno tutti gli altri pensieri. Non avevo mai voluto crederci, ma.. forse in fondo lo avevo sempre saputo.
Tra il fumo e i boccali di birra di una locanda come tra i fuochi sovrannaturali della battaglia, qualcosa, come un’ombra, si è sempre posta tra gli eroi (si, nonostante tutto non esito a definirli eroi) e un glorioso destino che a loro è stato negato, stavolta per sempre.

Spingo all’indietro il cappuccio del mio mantello e lascio che la luce colorata proveniente dalle vetrate in alto illumini la mia faccia mentre attraverso la cattedrale silenziosa. I miei passi riecheggiano. Davanti a me, su un drappo bianco circondato da fiori, giacciono due urne cinerarie e tre corpi senza vita, due uomini e una donna, ricoperti dal sudario bianco recante le insegne del tempio di Corellon.

Tutto è cominciato una notte di luna piena, sulle colline che circondano la città maledetta di Nulb. Spin, durante il suo turno di guardia, stava scarabocchiando su un foglio la sua ultima geniale anche se complicata idea, di cui avrebbe presto parlato con un suo amico di Hommlet, esperto nell’arte dell’artigianato. A un certo punto un’ombra silenziosa, talmente silenziosa da essere sfuggita anche alle orecchie più che allenate del giovane ladro, l’aveva colpito alle spalle, provocandogli una fitta di dolore lancinante alla schiena e scaraventandolo disteso a poche spanne dal falò del campo. Spin, immediatamente conscio del pericolo, si era immediatamente voltato verso la direzione in cui si trovava un istante prima: quello che vide lo lasciò a bocca aperta.

Davanti a lui si stagliava una gigantesca ombra, ma diversa dalle ombre con cui aveva a vuto a che fare in precedenza. Non una semplice ombra scura e informe, ma l’ombra di un guerriero in armatura pesante con scudo finemente decorato e un’enorme spada a due mani che lui reggeva senza fatica solo con la destra. L’ombra se ne stava, in silenzio, davanti a lui, e lo fissava con gli occhi di brace. Un brivido lo percorse da capo a piedi quando vide che la spada del misterioso nemico grondava sangue, e solo allora si accorse che il sangue era suo. La ferita alla schiena bruciava da morire; portò una mano alla parte posteriore della sua armatura di cuoio e la vide coperta di sangue. Il mondo attorno a lui cominciò a girare, e prima ancora di poter gridare un’invocazione d’aiuto cadde a terra privo di sensi.

L’ombra, nel silenzio che ora era divenuto assoluto, si voltò verso il giaciglio ove poco lontano riposava Dum, il nuovo chierico del gruppo, e ringuainò la spada. Alzò lo sguardo al cielo, e sibilò alcune parole incomprensibili. Poi rivolse la mano al cielo, e in mezzo alle nubi rischiarate dalla pallida luce lunare si accese un bagliore rosso di fuoco. Poi abbassò la mano di scatto, e una enorme colonna di fuoco rombando si schiantò sul povero chierico, che non ebbe nemmeno il tempo di accorgersi di quanto stava accadendo. Quando le fiamme si spensero, per terra non era rimasta che cenere e frammenti contorti di metallo, e l’ombra era sparita nel nulla da cui era arrivata.

Spin si sentì scorrere in gola un liquido dal sapore conosciuto, e capì che qualcuno gli stava somministrando una pozione guaritiva. Immediatamente aprì gli occhi, e vide sopra di se la faccia conosciuta di Wars che lo riaccolse nel mondo dei coscienti con un sorriso tirato. Nel momento stesso in cui aprì gli occhi sentì una voce femminile che gridava “lascialo a me!”. Si sentì strattonare e si accolse che Xanaphia, la bella Xanaphia, ora irriconoscibile a causa del terrore che traspariva dai suoi splendidi occhi annebbiati dalle lacrime, lo stava scuotendo tenendolo con due mani per il vestito. Prima ancora che potesse reagire, con la mente ancora annebbiata dal dolore, vide Goliath avvicinarsi alla giovane elfa, mettergli la mano attorno alle spalle e con la voce più posata possibile dirle “lascialo stare, non è stata colpa sua.. non è stata colpa sua”. Spin incredulo si alzò sui gomiti e si guardò attorno, e una fitta di orrore lo percorse quando vide lo spiazzo bruciato a poca distanza da lui, i frammenti anneriti di ossa e i pezzi di metallo contorti. “Lui.. Dum.. Lui”.. “Si”, rispose lentamente Goliath, “Dum è morto. Ci puoi dire che cazzo è successo stanotte? Noi non abbiamo sentito nulla!”

“Io non lo so!” gemette il piccolo Halfling, in preda al dolore, “non lo so! Un guerriero emerso dal nulla mi ha colpito alle spalle e sono svenuto!”.

“Bugiardo!” singhiozzò Xanaphia “bugiardo! Nessuno avrebbe potuto prenderti alle spalle! Era il tuo turno di guardia!! Sicuramente te n’eri andato in giro come fai di solito!”

“Stai scherzando, spero” esclamò Spin, immediatamente vigile e in piedi “cosa stai insinuando?”

“Per te il gruppo non significa niente, halfling” rincalzò Xanaphia con sdegno “non ha mai significato nulla! hai sempre voluto fare di testa tua, e queste sono le conseguenze. Invece di rimanere qui a Nulb, in mezzo alle ombre, solo per cercare tesori come prima al porto, avremmo potuto tornare in città, e a quest’ora Dum sarebbe ancora vivo!!”

“Non mi puoi accusare di aver provocato la morte del nostro compagno! Non avrei mai messo nessuno in pericolo di vita solo per i soldi, cazzo! come puoi pensare una cosa del genere? sono un avventuriero, ma non un bastardo! Ragazzi, ditegli qualcosa…” Spin rimase di sasso quando incrociò gli sguardi dei suoi compagni d’avventura “non sarete mica d’accordo con lei! Non vorrete mica dire che è stata colpa mia! Non vorrete..”

“Spin” lo interruppe Goliath “lo sai anche te che noi ce ne volevamo andare il più in fretta possibile. Xanaphia ha reagito così perchè è ancora sconvolta dalla perdita di Elvor, ma non è la prima volta che ne parliamo.. ricordi cosa ti ho detto ancora tempo addietro? Non puoi fare le cose di testa tua, metti a repentaglio le nostre vite! Come quando hai lanciato senza pensare quella biglia di forza nel tempio. Non possiamo più continuare così..”

“Stai forse dicendo che non ti piace il mio modo di combattere, pertica con le orecchie a punta?”
“Si, proprio così. Ne ho parlato anche con gli altri. Non ti vogliamo più, perchè non ci possiamo fidare più di te..”

“Proprio così” aggiunse Xanaphia “ricordi quando sentimmo dei rumori fuori dalle mura del Tempio del Male Elementale? Tu non avresti esitato ad abbandonare Elvor indifeso pur di inseguire chiunque fosse stato lì vicino.. Ti sembra un comportamento prudente?”
“Era la cosa più intelligente da fare. Se quel qualcuno fosse tornato un’ora dopo con 20 amici, saresti stata così sicura di te?”

A quel punto intervenne Warsteiner: “Sentite, ragazzi, qui abbiamo un problema. Un problema che non si risolverà a male parole o ricordando sgarri passati. Che suggerite?”
Xanaphia prese la parola “Mi sembra ovvio. Io vado da una parte, Spin da un’altra.. Voialtri fate come vi pare, e che..”

Non ebbe il tempo di finire la frase. Inarcuò la schiena ed emise un orrendo grido di dolore mentre la punta di una spada si faceva strada attraverso le sue viscere fino a perforare la piastra frontale della sua corazza come fosse pergamena. I suoi splendidi occhi azzurri si paralizzarono in un’espressione di sorpresa, mentre il suo corpo cadde a terra con un tonfo sordo.

Goliath lanciò un grido d’orrore e si precipitò a soccorrere la malcapitata. “Non morire, non morire, non morire, non.. morire!!!!!”. Lasciò che le lacrime si facessero strada attraverso la sua corazza psichica e il suo ferreo addestramento, e prese il volto di lei tra le sue mani singhiozzando.

Dietro il corpo ormai privo di vita della coraggiosa ranger riemerse il terribile guerriero non morto; appena lo vide Warsteiner emise un grido di rabbia.
“TU, TU BASTARDO! Avevo dunque ragione, non eri caduto sotto i miei colpi a Nulb, ignobile creatura! Era solo uno sporco trucchetto per fuggire! Ma ora assaggerai la mia spada! MUORI!”

Il possente Warsteiner sollevò lo spadone e con un grido che non aveva nulla di umano si lanciò verso la creatura, che lo aspettava immobile con un orrendo sorriso tagliato in due dallo sfregio che solcava il suo volto. Mentre correva, lasciò che tutta la rabbia che aveva imparato a controllare nel corso della sua vita avesse via libera, e si impadronisse di lui. Le sue spalle si raddrizzarono, la stanchezza e il dolore scomparvero, il battito del suo cuore raddoppiò di velocità e la spada nelle sue mani sembrò pesare molto meno, tanto che la afferrò con una sola mano mentra con l’altra sfoderava la sua ascia magica. Si lanciò come una furia divina sulla creatura brandendo entrambe le armi, e cominciò a sferrare colpi a destra e sinistra, colpi che venivano sempre respinti dallo scudo del nemico, che si muoveva a velocità sovrannaturale. Ma tanta era la rabbia del barbaro che presto lo scudo con il simbolo dell’Antico Occhio venne spezzato dalla gragnuola di colpi.

“SEI MIO!” gridò Wars, ma il colpo seguente non andò a segno, respinto da una barriera magica che circondava il corpo etereo dell’ombra. “Ma cosa…”

La creatura, approfittando dell’istante di smarrimento di Wars, tentò di colpirlo al petto con la punta della spada. Il barbaro però intuì la mossa e riuscì a schivarla con un balzo al’indietro.

L’ombra conficcò nel terreno la propria spada e congiunse le mani. Abbassò lo sguardo e cominciò a bisbigliare strane parole con un filo di voce. “Eh no” gridò Wars balzando in avanti, ma il suo attacco rimbalzò ancora una volta contro lo scudo di forza. Inoltre, nella foga dell’ira barbarica l’esperto guerriero aveva purtroppo lasciato un fianco scoperto. Ombre azzurre e scariche elettriche si sprigionarono dalle mani dell’ombra, mani che andò a posare sul petto indifeso di Wars. Nel momento in cui il barbaro fu toccato, lanciò un’orribile grido di dolore e cominciò a tremare preda di terribili convulsioni, mentre le scariche scorrevano dalle mani dell’ombra attraverso il suo petto. Quando la scarica si esaurì, il corpo di Wars cadde a terra come un sasso con un tonfo, e dalla sua bocca uscì un filo di fumo. I suoi occhi aperti erano ora divenuti opachi.

L’ombra emise una risata gutturale e si rivolse verso il corpo senza vita di Xanaphia. Goliath, con il volto rigato dalle lacrime, si rialzò e fissò senza più paura il nemico. Il corpo del monaco era circondato da un’aura azzurra, e i suoi occhi erano ora accesi come un modello in scala ridotta di un girone infernale.
Alle spalle dell’ombra improvvisamente apparve Spin: era riuscito a tenersi nascosto durante le prime fasi concitate dello scontro ed ora stava preparando la sua mossa più letale. Sfoderò il pugnale, e fece un passo in avanti. Poi un’altro. La mano che teneva il pugnale tremava, la costrinse a stare ferma stringendola con l’altra. Ora non si poteva permettere di sbagliare. Un’altro passo. Ormai distava non più di un paio di metri dall’enorme figura nera.

Chiuse gli occhi, trattenne il fiato, poi gridando “VENDETTA!” con un balzo conficcò per intero la lama del suo pugnale nella nuca dell’avversario. Sapeva che un colpo del genere l’avrebbe ucciso all’istante. Ma si sbagliava. La creatura, appena infastidita dal pugnale, si voltò e con velocità inaudita afferrò l’halfling per il collo e lo sollevò a due metri da terra. “Tu sei l’ultimo della lista” bisbigliò nell’orecchio del povero ladro ormai paonazzo, e con forza sovrannaturale lo scagliò lontano. Cadde dopo un volo di dieci metri e rimase immobile.

Poi tornò a fissare il monaco. La sua furia distruttiva traspariva attraverso tutto il suo essere fisico: una macchina da guerra che quella mattina avrebbe mietuto sangue o sarebbe caduta sul campo di battaglia. Anni di addestramento alla pace interiore, alla fredda riflessione e al calcolo erano stati annullati dalla vista dei suoi compagni caduti sotto i colpi di un nemico tanto terribile.

Goliath sollevò i pugni e si preparò al combattimento. Sapeva che non doveva cedere completamente alla rabbia, sapeva che se rimaneva in difesa aveva maggiori probabilità di sopravvivere al primo scontro e portare a segno un contrattacco. Incrociò gli avambracci davanti al petto e al volto e piegò il ginocchio sinistro, portando il piede destro leggermente indietro. Poi sibilò “avanti, sono qui che aspetto”.

L’ombra si lanciò in avanti brandendo la spada con la destra, ma a metà strada allungò in avanti la mano sinistra con il palmo aperto. Attorno alla mano si formò una sfera di fuoco che partì rombando in direzione del monaco; questi era comunque pronto a tutto, e la palla di fuoco si schiantò con un’esplosione accecante sulle sue braccia, senza scalfirlo. Ma nel momento in cui il bagliore si dissolse, Goliath vide con orrore che l’ombra l’aveva ormai raggiunto e stava per colpirlo. Fece appena in tempo a lanciarsi indietro, e vide la spada sibilare davanti a lui graffiandogli le vesti ma senza ferirlo.

“E’ dannatamente veloce. Devo stare attento. Questo non è una avversario come tutti gli altri.”

Il monaco sferrò una rapida serie di pugni tesi a colpire i punti vitali meno scoperti dell’avversario, ma questi schivò completamente l’attacco, e rispose con un calcione che per per poco non raggiunse il petto dell’avversario. “Per Corellon, mi avrebbe senz’altro spezzato tutte le costole!”.

Con nuova foga, Goliath si lanciò ancora in avanti, e cominciò a menare pugni e calci con precisione millimetrica e forza quasi inumana verso ogni possibile punto debole del sistema difensivo dell’avversario. Un paio di pugni andarono a segno, uno al collo e uno su un braccio, ma parvero non sortire alcun effetto. Anche la difesa di Goliath funzionava molto bene, e lo teneva al riparo da tutti i contrattacchi del nemico.

Ma quando la situazione pareva essere ormai in stallo, l’ombra estrasse dalla tasca della cintura una pozione che gettò in terra. Goliath fece appena in tempo a vedere la boccetta schiantarsi in terra, quando un bagliore bianco fosforo lo accecò completamente. In difesa totale, tentò di capire dove si trovava l’avversario, ma non potè fare nulla contro il colpo di mano guantata che si abbattè su di lui pochi istanti dopo. L’ultimo rumore che udì fu quello del suo collo che si spezzava. “Corellon..” esclamò con l’ultimo fiato rimastogli, prima di chiudere gli occhi.

L’ombra raggiunse il punto in cui era caduto Spin. Il piccolo ladro era ancora steso, ma non privo di sensi. L’ombra alzò la spada. L’halfling chiuse gli occhi e, non avendo una divinità a cui appellarsi, non potè fare altro che attendere la fine in silenzio. Ma la fine non arrivò. Arrivò invece una fitta di dolore che mai prima aveva provato, mentre la creatura con un pugno terribile gli distrusse il ginocchio destro. Iniziò a gridare e piangere, mentre ogni terminazione nervosa del suo corpo lanciava messaggi di dolore straziante e definitivo. Ma, come ho detto, la fine non arrivò. L’ombra si chinò su di lui e gli disse, con una voce proveniente dall’oltretomba “guarda”.

Poi andò a raccogliere i corpi di Goliath, Xanaphia, Warstainer e li posò sullo spiazzo bruciato dove aveva perso la vita Dum. Estrasse da una tasca 4 gemme trasparenti, simili a diamanti, e li gettò in mezzo al mucchio.
Si allontanò, si inginocchiò e iniziò a pronunciare una lunga formula magica. A un certo punto il terreno intorno ai corpi venne ricoperto di una nebbiolina nera, dapprima a malapena visibile, poi sempre più densa, che arrivò a nascondere i caduti alla vista di Spin, già annebbiata dal dolore e dalle lacrime.
Quando la cerimonia fu completata, l’ombra si alzò e camminò verso lo spiazzo. Al suo passare la nebbia si dissolse, come colpita da un soffio di vento. I corpi erano ancora lì, ma le gemme che la creatura raccolse erano ora nere come la notte.
Il guerriero si avvicinò a Spin e cominciò a parlare.

“Io sono Lareth, signore di Nulb. Quando mi avete sconfitto, il mio corpo è stato riportato alla vita eterna dai Sognatori di Morte del Tempio della Distruzione Totale, affinchè potessi diventare il campione di Tharizdun, l’Antico Occhio Elementale. Queste gemme racchiudono le anime dei tuoi amici, e ora verranno per sempre custodite nei sotterranei del Tempio, insieme alle anime di tutti coloro che nei secoli hanno sfidato l’Antico Signore.

Ti dono la vita, affinchè tu possa riferire ciò che hai visto. Ormai il male ha vinto, visto la scomparsa dell’ultimo pericolo che lo minacciava. Ma fai in modo che le nostre strade non si incontrino mai più.”

Dopo aver pronunciato queste parole, la creatura scomparve in un lampo.

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Non ho potuto fare altro che avvisare Ydei affinchè mandasse qualcuno a recuperare quanto era rimasto degli eroi. E ora, mentre osservo i loro freddi corpi o ciò che ne rimane, in attesa della degna sepoltura, non posso fare a meno di riflettere: potevo fare qualcosa? E’ forse stata colpa mia? Forse sarei potuto intervenire molto prima per evitare che nascessero gli attriti che hanno portato il gruppo alla disfatta. Forse avrei dovuto. Ma non ne sono stato in grado. E di questo ti chiedo perdono, oh Corellon. Ho fallito la mia missione. Sono pronto per tornare a te. Anche perchè ormai non ho più motivo di solcare ancora le strade di questo mondo.

Sguaino il pugnale e senza alcuna esitazione me lo conficco profondamente nel petto, all’altezza del cuore. Mentre la mia anima si divide dal mio corpo e inizia la strada del ritorno verso le aule celesti di Corellon da cui proviene, si sprigiona una fiamma verde che in un istante consuma le mie vesti mortali non lasciando nulla sul marmo bianco della cattedrale. L’ultima cosa che vedo prima di scomparire è Ydei che in un angolo in ombra osserva la scena, mentre una lacrima riga il suo volto. Addio.

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Master PicciMario, 13 maggio 2006.. in ricordo di Spin, Goliath, Warsteiner, Xanaphia, Dum e del buon vecchio Elvor.. chissà dove sono finiti, chissà come se la passano.. ho voglia di D&D.. ho voglia dei bei tempi andati, della pizza da asporto, delle birre, dei libroni e libretti, dei fogli, delle schede e dei dadi… e degli amici.. coglioni loro che mi hanno scaricato come uno straccio consumato, nulla da aggiungere su questo.. ma mi mancano lo stesso, che ci posso fare?

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